Rimini: la selva oscura di una Norma luminosa

ll nuovo allestimento di Norma, una coproduzione Ravenna Festival, Teatro Alighieri di Ravenna e Teatro Galli di Rimini, è stato curato nella regia e nelle scene da Cristina Mazzavillani Muti, dal visual design di Ezio Antonelli, dal light design di Vincent Longuemare, con proiezioni video di Davide Broccoli e costumi di Alessandro Lai, un gruppo ormai consolidato e affiatato che non ci delude mai.

L’interessante impostazione registica voluta dalla Sig.ra Muti si basava sulla indubbia suggestione scenica intrecciata a proiezioni visive, procedendo costantemente in un alternarsi di buio barbarico e lame lunari di luce fredda, che illuminano le vesti candide, il volto o le figure dei protagonisti. Una selva oscura dominata da atmosfere notturne su cui si addensavano splendide sovrapposizioni visive, laddove la foresta sacra si dissolveva e ricompariva poi mutando nuovamente ora in tempio ora nell’abitazione di Norma.
Dominava sul palco una barbarica essenzialità, comunque molto espressiva e sempre coerente con le volontà della tragedia belliniana: la falce di Norma, sacerdotessa aulica e intoccabile nel primo atto, vestita di bianco durante l’invocazione a una luna enorme e incombente, le braccia che diventavano di color rosso sangue quando esortava il suo popolo alla guerra, i figli come figure senza vita, l’abito bianco da sacerdotessa del primo atto che diventava nero nel secondo atto quasi da sacerdotessa aulica fosse divenuta una Medea vendicatrice assetata di sangue, a significare l’amore infranto e calpestato da Pollione, fino ad arrivare al fuoco purificatore del finale. Le proiezioni servivano a sottolineare ancor di più l’ambientazione oscura, arcaica, specchio di dolore e risentimento: alberi spogli, megaliti che formano un pozzo senza uscite, un muro invalicabile di colonne di basalto in cui la divisa di Pollione è l’unico tono di colore. Regia interessante, ricca di spunti e molto moderna.

Il giovane soprano coreano Vittoria Yeo, Lady Macbeth applauditissima nel 2013 proprio a Ravenna, debuttava nel temutissimo ruolo, anzi nel ruolo dei ruoli per un soprano. La sua prestazione è stata tutta in divenire nel corso della serata: raccolta e riflessiva nel primo atto, ponendo in risalto il tormento dei suoi conflitti interiori, più impetuosa e drammatica nel secondo atto come il ruolo prevede. Vocalmente non ha mostrato gravose incertezze, certo era un debutto e forse il ruolo non è proprio adatto alla sua vocalità: i centri sono imperiosi, la voce è corposa e si è scaldata sempre di più nel prosieguo della rappresentazione, ma la fluidità delle linee melodiche non era di belliniana purezza, l’intonazione raramente sembrava non proprio a fuoco, la coloratura non era da belcantista di razza, comunque i DO della partitura erano tutti presenti all’appello, il fraseggio era incalzante, le sfumature e i pianissimi laddove il lirismo del ruolo li richiede non mancavano. Tutto sommato, una parte da forgiare meglio, qualora il soprano decidesse di mantenere questo temibile ruolo in repertorio. Non da dimenticare però, anzi da sottolineare, la sua grande eleganza scenica e la sfumata sensibilità nel donare tutte le sfaccettature che il personaggio pretende. In generale, la sfida, per il sottoscritto, è stata superata.

La turca Asude Karayavuz ha interpretato Adalgisa, antagonista di Norma, forse tecnicamente risultava essere un mezzo soprano dalla coloratura scura. Molto convincente sia dal punto di vista musicale che interpretativo. Vestita semplicemente da una disadorna tunica bianca, ha dato spessore alla donna sofferente per amore, disarmata di frontre agli avvenimenti e disillusa dall’amore, di toccante umanità nel duetto con Norma, forse il momento più riuscito della serata. Il loro duetto Mira o Norma nel secondo atto è stata una gara di bravura ed agilità che ha meritato applausi a scena aperta.

Il protagonista maschile, il tenore Riccardo Rados, è stato un ottimo Pollione dalla generosa e lucente vocalità. Oroveso è stato interpretato dal solido e affidabile basso Antonio Di Matteo, eccellente prestazione sia scenica che vocale.

Ottimo il resto del cast: Erica Cortese brava Clotilde, così come Andrea Galli, eccellente Flavio.

Alessandro Benigni ha diretto l’Orchestra Cherubini quale efficace supporto alle voci, riuscendo ad esaltarle al meglio, non facendo però percepire al pubblico gran parte dell’abbandono melodico belliniano.

Ottimo il Coro Luigi Cherubini preparato da Antonio Greco a cui si è aggiunto il Coro Lirico Marchigiano e insieme hanno onorato i celebri numeri corali dell’opera.
In scena anche il libro Preghiera, una creazione di Matteo Drudi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

Gli elementi coreografici sono stati curati dal DanzActori Trilogia d’Autunno.

Grande successo a Rimini nel bellissimo teatro Galli, ovazioni alle due protagoniste femminili e a tutto il resto del cast.

Renato Olivelli
(1 dicembre 2019)

La locandina

DirettoreAlessandro Benigni
RegiaCristina Mazzavillani Muti
CostumiAlessandro Lai
LuciVincent Longuemare
VideoDavide Broccoli
“DanzActori“ Trilogia d’autunno
Personaggi e interpreti:
NormaVittoria Yeo
AdalgisaAsude Karayavuz
ClotildeErica Cortese
FlavioRiccardo Rados
PollioneGiuseppe Tommaso
OrovesoAntonio Di Matteo
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Coro Luigi Cherubini
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Maestro del coroAntonio Greco

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