Ristori: un teatro rinato, intervista a Alberto Martini

A poche ore dal l’inaugurazione della Stagione 2018-2019 incontriamo Alberto Martini, violinista di fama e Direttore Artistico del Teatro Ristori per fare il punto su una delle realtà musicali veronesi e capace di varcare i confini della città con proposte di alto livello e mai scontate.

  • Il Teatro Ristori è letteralmente risorto dopo anni di oblio. Quali sono state le tappe del recupero?

Il Teatro Ristori di Verona, fu aperto nel 1837 e nel 1856 prese l’attuale nome in onore di Adelaide Ristori, la maggiore attrice italiana dell’Ottocento, che qui ottenne entusiastico consenso. Da quel momento il suo palcoscenico ha ospitato i più grandi artisti: da Totò a Gino Cervi e Carlo Dapporto; da Walter Chiari e Dario Fo, fino a Paolo Rossi e Roberto Benigni; nella musica, da Pietro Mascagni e Richard Wagner a Beniamino Gigli e Toti Dal Monte, a Domenico Modugno e Paolo Conte a Chick Corea e Vasco Rossi, diventando grande Teatro cittadino, innervato nello sviluppo culturale e sociale di Verona, presentando, nel secolo e mezzo successivo, spettacoli di tutti i generi, dalla grande prosa all’opera, dai veglioni alle marionette, dalla prima proiezione cinematografica a Verona all’avanspettacolo, al varietà.

Una parabola discendente inesorabile e alcune normative legate alla sicurezza, purtroppo portarono alla chiusura nel 1983. Nel 2001 il Ristori è stato acquistato da Fondazione Cariverona allo scopo di restituirlo alla comunità. La Soprintendenza per i Beni Architettonici di Verona lo ha ritenuto meritevole di tutela, alto esempio di architettura teatrale di impianto ottocentesco. Il curatissimo restauro durato vari anni si è concluso nel 2011 e l’inaugurazione avvenne nel gennaio del 2012. Va riconosciuto un grandissimo merito al Presidente Professor Alessandro Mazzucco, al Direttore Generale Dottor Giacomo Marino e al Consiglio di Fondazione Cariverona di aver voluto nel 2016, investire sul progetto culturale, formativo, educativo e innovativo del Teatro Ristori.

  • Il Ristori si è ritagliato in poche stagioni uno spazio importante nel panorama musicale veronese e non solo. Qual è il rapporto con la città?

Nel 2016, constatai da subito che il Teatro era poco conosciuto. Forse anche poco amato, era considerato una sorta di contenitore senza una propria identità. A quel punto, partendo da quanto di straordinario era stato prodotto nel Teatro stesso e dalle sue peculiarità, come un’acustica molto buona e pulita, una dotazione tecnologica di tutto rispetto e una particolare accoglienza, pensai di costruire un cartellone che desse un ventaglio ampio di proposte artistiche, alternative e complementari a quanto già succedeva a Verona.

La sfida era piuttosto impegnativa, ma anche molto stimolante, quindi decisi di puntare prima di tutto sulla qualità indipendentemente dagli indirizzi. Una scommessa fu dare l’avvio a una stagione di Musica Barocca: qualcuno mi prese per matto, ma sia la mia formazione che la mia passione, mi spinsero a proseguire. L’inizio non è stato facile, ma un po’ alla volta, siamo riusciti a convincere che questo genere è tutt’altro che passato o, per così dire, per persone anziane. Oggi molti sono i giovani che seguono con entusiasmo la Stagione Barocca del Teatro Ristori. In tutte le rassegne abbiamo riscontrato dei forti aumenti sia per presenze che in termini di incassi dalla biglietteria. Lo scorso anno le stagioni CONCERTISTICA e BAROCCA hanno raddoppiato presenze e incassi; la DANZA e il JAZZ hanno avuto una crescita sempre a due cifre. Credo molto nel rispetto del pubblico, che è sempre più selettivo, quindi il mio obiettivo principale è quello di offrire sempre nuovi stimoli e opportunità: qualità, innovazione, trasversalità, formazione sono elementi imprescindibili. Anche l’attenzione un po’ maniacale ai dettagli fa parte del mio modo d’interpretare questo ruolo, come è giusto che sia in un musicista. In questi due anni il rapporto con la città si è stretto molto, forse anche per l’attività costante, goccia dopo goccia, in controtendenza rispetto alla cultura dell’evento fine a sé stesso. Così il Teatro Ristori un po’ alla volta è diventato un punto di riferimento della vita culturale della città. Quello che più mi dà soddisfazione è percepire l’entusiasmo del pubblico, ma soprattutto sentire il loro senso di appartenenza.

  • La proposta musicale è sempre coraggiosa. Come viene progettata e realizzata una stagione al Ristori?

Una bella domanda, la cui risposta avrebbe bisogno di molto spazio e tempo. Cercherò di essere il più sintetico possibile. Per me è importante cercare di dare una trasversalità a tutte le rassegne. Mi piace che durante la stagione Jazz ad esempio, ci sia la possibilità di ascoltare anche qualcosa di classico. Lo scorso anno abbiamo avuto Brad Mehldau che ha fatto un programma che partiva dal Clavicembalo Ben Tenperato  di Bach, oppure Back to Bach con Paolo Fresu. Ma anche all’inverso: in questa prossima stagione ospiteremo il 14 febbraio, giorno di San Valentino, L’Arrpeggiata, un ensemble barocco straordinario e famosissimo in tutto il mondo, che coniuga in maniera mirabile il repertorio antico e il linguaggio jazz. Lo stesso vale per la Prosa: lo scorso anno ho programmato L’Affare Vivaldi dal testo di Federico Sardelli con Luigi Lo Cascio e la musica dal vivo con lo stesso Sardelli e il suo complesso Modo Antiquo. Nella stagione che sta per iniziare ci sarà uno spettacolo di prosa su Eleonora Duse, grande amica di Adelaide Ristori a cui è intitolato il Teatro, con Pamela Villoresi e l’ottimo pianista Marco Scolastra. Questi intanto alcuni esempi sulla trasversalità tra le varie discipline. Come dicevo un’attenzione particolare la riservo alla musica barocca: era poco frequentata a Verona, quindi andava a colmare una grave lacuna secondo il mio modo di vedere. Tra pochi giorni inizierà la mia terza stagione e, lo dico con grande soddisfazione, i numeri sono cresciuti molto. Credo che Verona meriti una stagione di altissimo profilo, come possiamo trovare nelle grandi capitali europee della musica quali Amsterdam, Londra, Berlino, Parigi. Bisogna impegnarsi molto per convincere le persone alla bellezza dello spettacolo dal vivo, ma abbiamo ricevuto in cambio delle bellissime soddisfazioni. Vedere che il numero degli abbonati aumenta, in alcuni casi è persino raddoppiato, ci da una grande energia.

La stagione di Danza, dopo la chiusura del corpo di ballo della Fondazione Arena, è un altro riferimento a Verona. Ad oggi mancano quasi 4 mesi alla chiusura degli abbonamenti per questa disciplina, dal momento che il primo spettacolo sarà a febbraio 2019, ma abbiamo già superato abbondantemente il numero degli abbonamenti dello scorso anno con cento di più rispetto alla stagione 2016. Siamo sempre molto attenti al monitoraggio dei numeri. Dobbiamo avere una chiara percezione della ricaduta sul territorio. A me non piace prendere pacchetti preconfezionati, quindi cerco di parlare direttamente con gli artisti per dar loro degli spunti propositivi. Poi bisogna cercare una sintesi naturalmente. Progetti come quello che unisce i grandi jazzisti Enrico Rava e Mario Guidi a Matthew Herbert genio dell’elettronica, sono sicuramente coraggiosi, ma sono espressamente volti a interessare un pubblico diverso, che magari non penserebbe nemmeno di entrare in un Teatro “classico” come il Ristori di Verona. Un po’ di sensato coraggio dobbiamo averlo, altrimenti ci troveremo di fronte a programmazioni replicate, che di sicuro non faranno crescere il pubblico.

  • Ci racconta qualcosa di questa Judita triumphans che inaugura la programmazione 2018-2019?

Juditha Triumphans in estrema sintesi è il capolavoro di Antonio Vivaldi. È l’unico oratorio che ci è giunto integralmente dei quattro di cui abbiamo notizia, su testo di Iacopo Cassetti che ebbe la sua prima esecuzione nella Chiesa della Pietà di Venezia poco più di trecento anni fa. Allora le “pute” di Vivaldi erano bravissime nel canto e in più potevano suonare vari strumenti. Oggi non è più così, per questo l’organico è molto impegnativo: 5 solisti di canto, un’orchestra che oltre agli archi ha flauti, oboi, clarinetti, chalumeau, trombe, timpani, viola d’amore, viole da gamba, quattro tiorbe, un mandolino, due clavicembali un organo concertante e un coro. Come può bene immaginare la realizzazione è molto complessa. Ci sono importanti parti strumentali solistiche e per questo ci devono essere anche personalità e individualità di spicco. In pratica una summa dell’arte di quell’epoca. Con il Maestro Savall abbiamo iniziato a parlare di questo progetto da molto tempo e sono felice che l’unica tappa italiana del tour europeo sia il Teatro Ristori di Verona. Il Maestro Savall è un punto di riferimento assoluto nel campo della musica barocca e non solo. La sua fantasia, il suo ingegno nel confezionare programmi sono un valore assoluto, quindi martedì sarà un grande momento artistico. Come sempre prima di questi grandi eventi c’è molta emozione e molta tensione finalizzata a far sì che tutto funzioni alla perfezione. La squadra del Teatro Ristori è formata da poche persone, ma tutte sono estremamente competenti, amano ciò che fanno e hanno la passione per il Teatro. È un grandissimo valore, per nulla scontato. A loro va da parte mia un plauso e un ringraziamento.

  • Quali gli altri concerti?

La stagione barocca, dopo il concerto inaugurale, ospiterà le orchestre barocche su strumenti originali Gli Incogniti” e Amandinwe Beyer violino solista il 29 novembre, “Zefiro” il 17 gennaio 2019, lo straordinario contralto Vivica Genaux e “La Magnifica Comunità” del violinista Enrico Casazza, in un repertorio magico, che accompagnerà il pubblico sulla via della seta, da Venezia alla Cina il 23 gennaio, “L’Arpeggiata” di Christina Pluhar il 14 febbraio, “Europa Galante” con il suo leader Fabio Biondi il 7 marzo, “L’Estravagante”, con Stefano Montanari il 21 marzo, per concludersi con altra superstar del concertismo internazionale, l’eclettico e fantasioso violinista Giuliano Carmignola, per la prima volta al Teatro Ristori con “Concerto Köln” il 10 maggio.

Ricorderei anche gli appuntamenti della stagione concertistica che ci condurranno in un viaggio che parte con i londinesi The Swingle Sisters con orchestra “Chambers of the Hearth” in una prima nazionale, spostandosi poi in Germania con la Münchener Kammerorchester, seguita da I 12 violoncellisti dei Berliner Philharmoniker, dal progetto condiviso con i territori sostenuti da Fondazione Cariverona con I Virtuosi ItalianiI e il violinista Teofil Milenkovich, dalla Amsterdam Sinfonietta, con la pianista Beatrice Rana, per poi concludersi con il magnifico ritorno di Mischa Maisky con  I VVirtuosi Italiani.

Alessandro Cammarano

Info:

Biglietteria del teatro Ristori
Tel. 045 693 0001
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Box office
Tel 045 80 111 54

www.teatroristori.org

Programma Stagione 2018/2019 in pdf

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