Roma: A Fra Diavolo riesce il colpo

Sabato 21 ottobre al Teatro dell’Opera di Roma si è assistito all’ultima replica del Fra Diavolo di Daniel Auber. È una storia tutta italiana quella del brigante Michele Pezza detto ” fra Diavolo” che nel Regno di Napoli, al tempo delle guerre napoleoniche, da ricercato per omicidio divenne il responsabile di tutte le operazioni militari contro i francesi tra i territori napoletani e papali. Ma se il libretto di Eugène Scribe non fa alcun riferimento alle vicende storiche, rimane traccia delle paure e delle ruberie di Fra Diavolo, bandito e taglieggiatore, ai danni di sprovveduti viaggiatori che si inoltravano per l’Agro Romano. Si può ancora leggere nelle guide ai viaggi lungo la penisola di meta’ ottocento gli avvertimenti sulla pericolosità del tragitto via terra da Roma a Napoli per spiacevoli incontri in cui si poteva incorrere.
Ben venga quindi la regia di Giorgio Barberio Corsetti che ha realizzato una intelligente e simpatica trasposizione alla contemporaneità con tanto di Carabinieri. Del resto il ritmo della storia e della musica non lascia molto spazio ad altre impostazioni che non siano legate alla vicenda ambientata in una locanda di paese con una storia di amori giovanili con accanto l’estorsione progettata ai danni della coppia di viaggiatori stranieri e ricchi. Vicenda che Daniel Auber ha saputo trasformare in opera-comique, portata sulle scene nel 1830 e che non venne mai dimenticata, piu’ conosciuta nella versione italiana, assai frequente nei teatri italiani fino agli anni ‘ 40. Certamente la trasposizione cinematografica fatta negli anni trenta con protagonisti i comici Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio) inconsapevoli complici del brigante che in questa occasione canta il suo leitmotiv nella versione italiana doppiata da un magistrale Tito Gobbi (nell’ opera è invece parte del soprano) ha perpetuato la fama della trasposizione della storia in chiave comica.

Lo spettacolo è risultato nel suo complesso molto gradevole. Visivamente accattivante, con i video che fungevano da scenografie animate e da siparietti da sfondo alle ouverture, a tratti come un fumetto a sottolineare la confusione delle parti. Musica sempre piacevole ma non sublime, con un ascolto che ha divertito, per merito dell’ottimo cast e soprattutto di un tenore John Osborn che ha dato, nel ruolo del titolo, un’esecuzione di alto livello.
Maria Aleida, nella parte della locandiera Zerlina (era stata annunciata nel ruolo il soprano sudafricano Pretty Yende) ha esibito il suo registro acuto non appena era possibile farlo, un peccato il taglio della grande aria di Zerlina dove avrebbe sfoggiato ancor meglio il suo talento di coloratura, dimostrando una grande capacita’ attoriale e la sua bella presenza aiutava molto in scena.
Osborn si conferma sempre più un talento assoluto visto anche la tipicità della voce, robusta ma con questa capacità di emettere note squillanti e di gestire le agilità sparse nella parte. La voce ieri sera era perfetta dimostrando talento assoluto nel repertorio francese sia nel Grand Opéra che nei ruoli comici. Degni compagni di avventura il baritono Roberto De Candia nella parte del malcapitato Lord Rocburg istrionico quanto basta per non cadere nel macchiettismo o nella parodia di un viaggiatore rapinato. Degna compagna il mezzosoprano Sonia Ganassi nella divertente parte di Lady Pamela equivoca quanto basta in un ruolo vocale che le si aggrada. Al giovane tenore Giorgio Misseri era assegnata la parte ingrata del brigadiere Lorenzo, ricca di asperità vocali pari se non superiori a quella del protagonista: ha dimostrato attenzione e capacità nel risolvere le difficoltà del ruolo di comprimario. Bravi come attori e cantanti Jean Luc Ballestra (Giacomo) e Nicola Pamio (Beppo) e bene Alessio Verna come Matteo..

Forse il lato debole della produzione si riscontra nella gestione musicale del giovane direttore Rory Macdonald, dando l’impressione di non avere la percezione del periodo storico musicale, prima di Auber, ovvero Rossini, e quanto questa opera fu modello successivo (Donizetti in primis). Questo limite lo si è percepito nel concertato del primo atto, dove la concitazione del momento di stupore tipicamente rossiniano è stato gestito in modo fiacco e senza brio, situazione che invece la regia ha risolto con esplodenti simbologie fumettistiche. Nel complesso una produzione che è stata accolta calorosamente dal pubblico romano con applausi e ripetute chiamate alla ribalta.

Federica Fanizza

(21 ottobre 2017)

La locandina

DirettoreRory Macdonald
RegiaGiorgio Barberio Corsetti
SceneGiorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
CostumiFrancesco Esposito
VideoIgor Renzetti, Alessandra Solimene, Lorenzo Bruno
CoreografiaRoberto Zappalà
LuciMarco Giusti
Fra DiavoloJohn Osborn
Lord RocburgRoberto De Candia
Lady PamelaSonia Ganassi
LorenzoGiorgio Misseri
MatteoAlessio Verna
ZerlinaMaria Aleida
GiacomoJean Luc Ballestra
BeppoNicola Pamio
Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Maestro del CoroRoberto Gabbiani

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