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Roma: Raffaele Pe e i mille volti di Cesare

Dove poteva tenersi a Roma il concerto della stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, dedicato a Giulio Cesare? Dove se non al Teatro Argentina di fronte all’Area Sacra nel centro nevralgico della città, proprio il luogo preciso che, nel 2012, l’archeologo Andrea Carandini ipotizzò fosse quello dove Giulio Cesare sarebbe morto in quelle Idi di marzo del 44 A.C. cadendo, ferito dalle 23 pugnalate dei congiurati, sul pulpito della statua di Pompeo, accanto ai seggi dei Senatori romani. Tale ipotesi confermerebbe il capitolo dedicato da Plutarco alla Vita di Cesare: «Cesare si accasciò contro il piedistallo su cui era la statua di Pompeo. Fu inondato di sangue, sicché parve che Pompeo stesso guidasse la punizione del rivale disteso ai suoi piedi.» (dalle “Vite parallele”)

La grande fama storiografica del condottiero romano Caio Giulio Cesare ha suggerito al teatro d’opera del periodo barocco di dedicare a lui molte pagine di poesia e di musica memorabili; alcune oggi forse ancora poco note al grande pubblico.

La grande fortuna barocca della figura di Giulio Cesare produsse perciò cinque opere a lui intitolate. Il programma del concerto ripropone una raccolta delle più significative arie tratte dalle opere italiane dedicate alla figura di Giulio Cesare e composte da autori di raro ascolto e fuori repertorio quali Giacomelli, Bianchi, Piccinni, Pollarolo; veri e propri ritrovati storici, che sono però dei riferimenti fondamentali per comprendere il valore della più famosa opera di Händel Giulio Cesare in Egitto. Il concerto mostra i molteplici stili compositivi nell’Italia del ‘700, dalla maturità del canto figurato fino al tramonto del gusto rococò nel periodo pre-napoleonico, ruoli all’epoca interpretati da alcuni dei più celebri ed acclamati castrati di allora: da Carestini a Pacchiarotti, da Appiani a Senesino che ricoprirono in queste opere il ruolo di Giulio Cesare.

La selezione di brani proposta nel disco di Raffaele Pe, accompagnato dall’ensemble La Lira di Orfeo, vuole rappresentare un’evoluzione compositiva pur non seguendo un ordine cronologico. Ritroviamo stili esecutivi diversi, che si ispirano all’estetica della varietà propria del gusto barocco – un’alternanza di affetti contrastanti che permetteva agli uni e agli altri di emergere appieno – e allo stesso tempo seguiamo lo spirito del collezionismo musicale Settecentesco, che proprio in ambito inglese si manifestava nella pubblicazione di volumi a stampa contenenti una selezione delle arie più in voga durante ogni stagione.

L’intenzione è quella di offrire un’esperienza d’ascolto che sia anche esemplificativa del sentire di un’epoca, e da cui emergano allo stesso tempo le diverse modalità con cui la figura di Giulio Cesare è stata delineata nei libretti e nella musica del Settecento. Per questo sono state individuati alcuni drammi per musica dedicati ad episodi della vita del condottiero per i quali il ruolo eponimo fu creato da famosissimi cantanti castrati del tempo. In questa prospettiva i Cesari scelti, tutti inediti tranne il più noto componimento di Händel, testimoniano come quella versione conosciutissima si ponga all’interno di una grande tradizione operistica italiana dedicata alla figura di Giulio Cesare.

Raffaele Pe è oggi tra i controtenori più apprezzati della nuova generazione, la sua voce affronta un vasto repertorio ed è capace di spaziare dal Seicento all’opera settecentesca, fino alla musica contemporanea; è ospite di prestigiosi teatri e festival internazionali dal Theater an der Wien a La Fenice di Venezia, dall’ Opera di Firenze al Glyndebourne Opera Festival, al Festival della Valle d’Itria. Lavora abitualmente con alcuni dei maggiori direttori specializzati nel repertorio antico e barocco, quali Jordi Savall, William Christie, Sir John Eliot Gardiner, Ottavio Dantone, Diego Fasolis. Ha avuto l’idea di fondare nel 2004 La Lira di Orfeo, un ensemble barocco dedito principalmente alla riscoperta in tempi moderni del repertorio antico e barocco, e ormai riconosciuta come autorevole giovane voce italiana per l’interpretazione della musica di quel periodo.

Questo progetto dedicato a Giulio Cesare per Raffaele Pe significa «scegliere di quale antichità ci si vuole occupare e, come un archeologo, mostrare all’ascoltatore quali dettagli del racconto sono degni di rientrare a far parte dei propri memorabilia. Ma soprattutto vuol dire immaginare e trasformare un mito, trovare in esso un racconto anacronistico, eppure sempre valido in tutte le età del mondo per l’inefficace umanità in esso racchiusa, più che per la sua divina idealità. Credo che la figura di Giulio Cesare, come descritta dalla letteratura e dai libretti italiani del Settecento, si presti perfettamente allo scopo: guerriero nello spirito, ma tenero e talvolta labile nel cuore d’amante. Sono stati i dettagli a guidarci nella scelta dei brani qui raccolti, seguendo la strada tracciata dall’istinto, piuttosto che dal tempo storico. Abbiamo tentato di delineare il nuovo carattere della vocalità controtenorile, che in questa registrazione abbraccia tessiture sopranili e contraltili sulla base delle esigenze drammaturgiche del ruolo.».

L’album dell’ensemble La Lira d’Orfeo Giulio Cesare. A baroque Hero registrato per la Glossa è uscito nell’anno appena trascorso; è stato accolto da recensioni molto positive sulle principali testate e riviste musicali internazionali (QUI la recensione de Le Salon Musical), oltreché premiato con l’”Abbiati” del disco e arriva in concerto per la prima volta a Roma nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana.

Il Teatro Argentina affollato, dopo l’introduzione con la Sinfonia da Cesare in Egitto di Geminiano Giacomelli, entra in scena Raffaele Pe con la sua disinvoltura da divo pop, in smoking ma senza papillon e il colletto della camicia slacciata. Ha catturato il pubblico con la sua bella voce da controtenore sonora e rotonda, senza austerità ma con grande disinvoltura.

Molto toccanti oltre a “Va tacito e nascosto” e “Al lampo dell’armi” dal primo e secondo atto dell’opera di Händel Giulio Cesare in Egitto e il dolente duetto tra Cornelia e Sesto, moglie e figlio di Gneo Pompeo “Son nato a lagrimar” con l’ottima Raffaella Lupinacci. Una conferma la grande qualità di scrittura di Niccolò Piccinni nella sua versione del Giulio Cesare in Egitto su libretto da Giacomo Francesco Bussani: emozionante l’aria “Spargi omai di dolce oblio” dall’atto secondo.

Grande successo e pubblico entusiasta; due bis, a grande richiesta, il duetto Sesto e Cornelia  e, immancabile, “Lascia ch’io pianga” da Rinaldo di Händel.

Annarita Caroli
(23 gennaio 2020)

La_Lira_di_Orfeo
La_Lira_di_Orfeo
Raffaele Pe
Raffaele Pe
Teatro Argentina
Teatro Argentina
Raffaella Lupinacci
Raffaella Lupinacci

La locandina

ControtenoreRaffaele Pe
La Lira di Orfeo 
Programma:
Geminiano GiacomelliCesare in Egitto:Sinfonia – “Il cor sdegnato”
Carlo PollaroloGiulio Cesare in Egitto: “Sdegnoso turbine”
Georg Friedrich HändelGiulio Cesare in Egitto: Sinfonia – “Va tacito e nascosto” – “Son nato/a a lagrimar” – “Al lampo dell’armi”
Francesco BianchiLa morte di Cesare: Sinfonia
Niccolò PiccinniCesare in Egitto: “Spargi omai di dolce oblio”
Francesco BianchiLa morte di Cesare:“Saprò d’ogn’alma audace”

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