Rossini Opera Festival: Le siège de Corinthe

(Pesaro 10 agosto 2017) Onore alla memoria di Alberto Zedda e di Philip Gosset, scomparsi all’inizio dell’anno a pochi mesi l’uno dall’altro, per questa apertura 2017 del Rossini Opera Festival Pesaro con la messinscena all’Adriatic Arena de Le Siège de Corinthe opera composta da Rossini nel 1826 più volte riadattata, in versione italiana, come Maometto II. Nonostante le incomprensioni degli ultimi anni sorte tra Gossett e la Fondazione, le tracce lasciate dalla sua metodologia della ricerca musicale e la sua costante collaborazione con Zedda, agli inizi dell’esistenza del Festival, hanno prodotto un sistema di lavoro preso a modello da ben altre Fondazioni e festival musicali italiani; del resto questo allestimento de Le siege de Corinthe è degno coronamento di tutta la filosofia del lavoro della Fondazione Rossini di Pesaro.

Cosa molto frequente nella produzione rossiniana, non possediamo la partitura originale; il complesso dell’opera è costituita dall’assemblaggio di varie parti, varianti in uso, trasporti e trascrizioni prodotte dalla pratica musicale degli anni in cui l’opera venne messa in scena, per poi cadere nel dimenticatoio, elementi che il musicologo Damien Colas ha cercato di mettere assieme con un lungo lavoro di ricerca presso biblioteche e archivi musicali di tutto il mondo che conservassero traccia del titolo originario o almeno della sua variante in italiano, anche se la ricostruzione non può dirsi ancora conclusa. Non bisogna dimenticarsi che tra il 1949 e gli anni successivi ci furono riprese del titolo, nella versione in italiano, a Firenze sotto la direzione di Santini con Renata Tebaldi protagonista, ripresa nel 1951 al Teatro dell’Opera di Roma. Ma a consacrare la riscoperta del titolo fu la rappresentazione alla Scala nel 1969 sotto la bacchetta di Thomas Schippers con Beverly Sills e Marilyn Horne, Franco Bonisolli, anche se si trattava di un montaggio tra Assedio di Corinto e Maometto II, ma ciò servi ad aprire uno squarcio sul complesso della produzione seria di Rossini nell’ambito della” Rossini renaissance”.

L’azione è ambientata a Corinto, assediata dall’esercito ottomano pochi anni dopo la caduta di Costantinopoli, con vicende belliche che si alternano a momenti più intimi: il sultano Maometto II, che riesce ad espugnare la città, ama, riamato, la figlia del governatore di Corinto, Pamyra, che ha conosciuto tempo addietro ad Atene. Legami di sangue si scontrano con i sentimenti del cuore, ma di fronte alla tragedia collettiva del popolo greco l’anima femminile si riscatta, sacrificandosi al momento della capitolazione della citta davanti all’assalto finale dei turchi. Così il libretto. Ma in quegli anni del secolo XIX (l’opera fu scritta nel 1826) una ferita aperta agitava il Mediterraneo ed era costituita dall’insurrezione della Grecia dal giogo dell’Impero Ottomano. Nel 1824 il poeta inglese Lord Georg Byron moriva in Grecia alla difesa di Missolungi e nel 1816 scrisse sull’onda delle emozioni che giungevano da quelle sponde del mediterraneo il poema The Siege of Corinth parte della raccolta del suo romanzo di formazione I viaggi del giovane Aroldo.

Occorre tener presente questi elementi cronologici perché l’allestimento de La Fura dels Baus inserisce alcuni di questi elementi con un rimando al mito di una Grecia insorgente, fatto con l’uso di proiezioni di citazioni estratte dal poema di Byron.

Occorre dare atto che tanto del successo della serata dell’inaugurazione dell’edizione 2017 del ROF è stato merito della direzione sontuosa e monumentale da parte di Roberto Abbado coadiuvato dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, sua prima esperienza al festival pesarese. La direzione ha messo in evidenza quanto melodramma successivo, fino alla riforma wagneriana, sia debitore di questa impostazione musicale rossiniana che ha saputo rinnovarsi e aprire sempre nuovi percorsi creativi.

La compagnia di canto ha magistralmente sostenuto questa interpretazione da” Grand Opéra” dimostrando grandi capacità vocali e interpretative. Del resto alla prima assoluta del 1826 la parti di Pamyra fu affidata al soprano drammatico Laure Cinti-Damoreau, il cui nome è legato alla produzione francese rossinana e all’opera francese di meta Ottocento, qui affidata al soprano Nino Machaidze che ha saputo rendere con equilibro ed espressività un ruolo vocale ricco di asperità, mentre il ruolo di Neocles, che Rossini scrisse per il tenore Adolphe Nourrit, qui è stato sostenuto da Sergey Romanovsky che ha brillato specie nella parte finale.

D’autorità si è imposto il Maometto di Luca Pisaroni, prodotto dell’Accademia Rossiniana, austero nel ruolo di comando come dominato nei confronti della sua passione per Pamyra. È stato il complesso del cast, oltre alle singole prestazioni del Cléomène, John Irvin, Hiéros, Carlo Cigni, Adraste, Xabier Anduaga, Omar, Iurii Samoilov e Ismène, Cecilia Molinari, che hanno dato al complesso musicale forza e carattere.

L’allestimento condotto da Carlus Padrissa e dalla Fura dels Baus può essere discutibile. Se centrata è stata l’idea di una ambientazione senza tempo in pieno stile post-moderno che attualizza sempre il conflitti dei sentimenti e l’onore di patria, più difficile capire il senso della guerra dell’acqua segnato dall’accumulo di bottiglioni di plastica per acqua: la conquista dell’ultima sorgente come risorsa vitale per la sopravvivenza, sarebbe l’ideologia che sottende i conflitti umani, oltre qualsiasi riferimento storico e culturale. Bravi, comunque, a non cadere nel trappolone dell’attualizzazione dello scontro tra civiltà, ma alcune citazioni tratte dall’omonimo poema di Byron ci rammentano forse la ragione del conflitto e l’origine del dramma. Poi la narrazione si perde in citazioni criptiche come la comparsa di ritratti di santoni e “curandere” di difficile collocazione ma il sapiente gioco di luci e di colori ha fatto andare oltre a questi segni e, alla fine, lo spettacolo si fa apprezzare per tutta una serie di citazioni e rimandi che fanno pensare che ci si poteva aspettare ben altro dalla compagnia spagnola che sarebbe stata in grado di sorprenderci con “effetti speciali”. Suggestiva l’esplosione delle bottiglie, atto simbolico che sottende la caduta della città di Corinto.

Alla fine entusiasmo e applausi per tutti in particolare per Roberto Abbado, per la protagonista Nino Machaidze e Luca Pisaroni, da parte del pubblico che ha pienamente compreso la fatica e l’importanza dell’operazione messa in atto dal ROF.

Federica Fanizza

La locandina

Mahomet IILuca Pisaroni
CléomèneJohn Irvin
PamyraNino Machaidze
NéoclèsSergey Romanovsky
HiérosCarlo Cigni
AdrasteXabier Anduaga
Omar Iurii SamoilovIurii Samoilov
IsmèneCecilia Molinari
Coro del Teatro Ventidio Basso
Maestro del CoroGiovanni Farina
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
DirettoreRoberto Abbado
Progetto RegiaLa Fura dels Baus
Regia e SceneCarlus Padrissa
Elementi scenografici e pittorici, Costumi e VideoLita Cabellut

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