Rovereto: Beethoven tra musica colta e tradizione popolare
Nell’ambito del Festival Settenovecento, sabato 20 settembre il pubblico ha potuto scoprire un Beethoven inusuale, lontano dalle sinfonie monumentali e dalle pagine cameristiche più celebri: quello dei Lieder popolari scozzesi, gallesi e irlandesi. Un corpus di oltre centocinquanta brani che dobbiamo alla tenacia dell’editore edimburghese George Thomson, il quale, a partire dagli anni Novanta del Settecento, intraprese l’ambizioso progetto di raccogliere le melodie popolari delle Isole Britanniche e di affidarne l’arrangiamento ai maggiori compositori del tempo.
Nomi come Haydn, Pleyel e Hummel furono coinvolti, ma l’apporto più originale fu proprio quello di Beethoven, che pur dichiarando a Thomson di voler rendere le composizioni “facili e piacevoli”, non rinunciò al suo tratto distintivo.
Nella semplicità di queste canzoni si cela infatti una scrittura raffinata, capace di valorizzare la freschezza popolare senza mai scivolare nel banale. Ne risulta un Beethoven domestico e insieme sofisticato, in cui il pianoforte, affiancato da violino e violoncello, non è mero sostegno armonico, ma interlocutore della voce in un dialogo cameristico di sorprendente modernità.
Il programma proposto dal Trio Lares – Lorenzo Tranquillini al violino, Benedetta Baravelli al violoncello, Monica Maranelli al pianoforte – con il soprano Francesca Lo Verso, voce di fascinose screziature ambrate e grande intelligenza interpretativa, ha restituito con chiarezza questo doppio registro, portando alla luce un repertorio che raramente trova spazio nei cartelloni concertistici, ma che ben si inserisce nella vocazione del Festival Settenovecento: riscoprire e valorizzare tesori nascosti della storia musicale.
La sequenza dei pezzi ha offerto un percorso deliziosamente variegato.
Again, my Lyre ha aperto con un tono elegiaco, ben reso dalla linea vocale limpida di Lo Verso. Sympathy, più lirico e raccolto, ha mostrato la duttilità del soprano nel piegare il fraseggio a una dimensione intima. Con The Return to Ulster è emersa la tensione drammatica della scrittura, sostenuta con accenti incisivi e grande controllo.
Più dolce e sfumato il clima di Love without Hope, affidato a una lettura sospesa e quasi cameristica. A seguire, l’Allegretto WoO 39 ha offerto un momento strumentale di luminosa semplicità: il Trio Lares lo ha eseguito con precisione e leggerezza, sottolineandone l’equilibrio classicista.
Con Oh sweet were the hours si è esaltata la cantabilità pura delle melodie, grazie a un dialogo serrato fra voce e strumenti. On the Massacre of Glencoe ha imposto un’atmosfera cupa, di forte spessore espressivo, resa con timbro compatto e tensione narrativa. On the Harp of Erin ha invece unito semplicità popolare e nobiltà formale, con un accompagnamento calibrato che evocava la tradizione nazionale.
Il carattere brillante e quasi ironico di Sally in our Alley ha portato leggerezza e ritmo, mentre The Parting Kiss ha chiuso il ciclo con un tono di commiato intimo e struggente, interpretato da Lo Verso con misura e sensibilità.
L’atmosfera raccolta dell’Archivio Storico della Biblioteca ha reso ancora più intimo l’ascolto, in sintonia con il carattere domestico di queste composizioni. Un appuntamento che ha permesso di incontrare un Beethoven meno frequentato ma non per questo minore, rivelando la forza poetica che può scaturire dall’incontro tra tradizione orale e scrittura colta.
Nella “Storia di Cornice” Sandro Cappelletto ha evidenziato il rapporto tra musica colta e repertorio popolare nell’Ottocento europeo, mentre il concerto è stato dedicato alla memoria di Fathi Haben, pittore palestinese ucciso a Gaza-
Alessandro Cammarano
(20 settembre 2025)
La locandina
| Soprano | Francesca Lo Verso |
| Trio Lares | |
| Violino | Lorenzo Tranquillini |
| Violoncello | Benedetta Baravelli |
| Pianoforte | Monica Maranelli |
| Programma: | |
| Ludwig van Beethoven | |
| Allegretto WoO39 | |
| Selezione dai Lieder Scozzesi, Gallesi e Irlandesi | |






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