Cent’anni ma non li dimostra, l’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij a Rovereto nella rassegna sperimentale Musica Macchina

Ha quasi cent’anni ma non li dimostra l’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij. Da rifugiato in Svizzera dalla Russia, fu composta tra il 1917 e il 1918 in piena bufera bellica, in una realtà che costrinse scrittori e musicisti a confrontarsi con quel momento storico e con il loro isolamento che ne derivò, perdendo qualsiasi contatto al di fuori del rifugio precario conquistato. E così nuove relazioni fortuite si strinsero come Stravinskij che incontra Charles Ferdinand Ramuz, autore di una scrittura innovativa e paradossale. Messi insieme si inventano qualcosa di totalmente nuovo difficile da etichettarlo, sicché si deve semplicemente ripeterne titolo e sottotitolo: “La storia del soldato, letta, recitata e cantata”. Stravinskij, pensando ad una storia burlesca da cantare e recitare, volle trarre l’argomento per questo lavoro da una raccolta di fiabe popolari russe di Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev, pubblicata fra il 1855 e il 1864, che egli amava molto. Il compositore creò un intreccio basato essenzialmente su due racconti, Il soldato disertore e il diavolo e Un soldato libera la principessa ispirate vagamente al mito di Faust. Una vecchia fiaba russa diventa surreale e beffarda, che fa da testo ad musica continuamente dissonante e ritmica, testimone di una modernità scarna ed elusiva con pochi strumenti, pochi esecutori, pochi personaggi e solo una piccola scena su cui si doveva svolgere l’azione con mimi e danzatori. La composizione fu terminata il 3 settembre 1918 l’opera fu eseguita in prima rappresentazione il 28 settembre 1918 con la direzione di Ernest Ansermet al Teatro Municipale di Losanna.

A Rovereto l’Histoire du soldat è stata riproposta in forma originale con un settimino da camera archi e fiati e percussione da Luigi Maio, “musicattore”, come vuol esser chiamato, accompagnato da un ensemble musicale composta da strumentisti del Windkraft, ensemble di musica contemporanea con inserimenti dei Virtuosi Italiani il tutto diretti da Stefano Ferrario, spalla dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.

Quale testimone della Fondation Igor Stravinskij di Ginevra, presieduta da Marie Stravinskij, pronipote del genio musicale di San Pietrobugo, Luigi Maio ha restituito, grazie all’alta spettacolarità della sua interpretazione l’impronta futurista a un capolavoro che si fa anello di congiunzione tra il teatro futurista di Marinetti e il cabaret di brechtiana memoria. Con grande capacità istrionica ha saputo dare voce alle diverse figure che si alternano della narrazione, dal soldato protagonista, al diavolo tentatore alla vecchia camuffata, tenendo sempre alta la capacità di sorridere senza far dimenticare che è si tratta di una fiaba. Gustosi i siparietti di interazione con il gruppo musicale, partecipe al gioco e allo scherzo.

Spazio teatrale non pienissimo, ma con il pubblico roveretano che, avvezzo alla modernità teatrale e musicale, ha saputo accogliere e ad apprezzare la proposta, inserita nella stagione Musica Macchina promossa dal Centro di produzione teatrale Santa Chiara di Trento che gestisce direttamente lo spazio Melotti presso il Museo Mart di arte contemporanea.

Federica Fanizza

(9 febbraio 2018)

La locandina

L’HISTOIRE DU SOLDAT
di Charles Ferdinand Ramuz
musiche di Igor Stravinskij
con Luigi Maio
WINDKRAFT ensemble di musica contemporanea
I VIRTUOSI ITALIANI
Direzione: Stefano Ferrario

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