Rovereto: i venti del Nord concludono il Festival Settenovecento
Il concerto dell’Orchestra Filarmonica Settenovecento diretta da Federico Maria Sardelli, a chiusura del Festival roveretano, ha offerto un impaginato intrigante, costruito su un programma che intrecciava prospettive diverse di un medesimo sguardo verso Nord.
La serata si è aperta con la Pastorale di Dina Appeldoorn, pagina poco eseguita ma di notevole interesse storico.
Compositrice olandese attiva tra fine Ottocento e primo Novecento, Appeldoorn appartiene a quella generazione di autori che, pur restando fedeli a un linguaggio tardo-romantico, cercarono di innestare nelle forme tradizionali suggestioni provenienti dal paesaggio e dal folklore nazionale.
La Pastorale riflette esattamente questo spirito: scrittura orchestrale salda, un discorso tematico lineare e un gusto descrittivo mai retorico.
Sardelli ne ha valorizzato la chiarezza con una cifra interpretativa essenziale e capace di evitare ogni compiacimento, puntando su trasparenza e fluidità.
La Sinfonia n. 104 “London” di Haydn ha trovato una resa esemplare, capace di restituire il duplice registro della partitura: da un lato la dimensione monumentale, che guarda già al secolo nuovo, dall’altro la brillantezza formale tipica del classicismo maturo.
Nell’Adagio introduttivo Sardelli ha imposto una gravità solenne, ben bilanciata dall’irruzione del Vivace, condotto con slancio e controllo della densità contrappuntistica. L’Andante ha brillato per equilibrio di linee e chiarezza di fraseggio, con dinamiche misurate che hanno esaltato la limpidezza della scrittura. Nel Menuetto, vigoroso e incisivo, si è percepito il carattere popolare filtrato da un rigore architettonico impeccabile, mentre il Finale ha unito leggerezza e precisione ritmica, evidenziando la compattezza dell’ensemble e la cura di Sardelli per i dettagli agogici. L’orchestra ha risposto con disciplina e duttilità, restituendo una lettura che ha saputo rendere la sinfonia un vero testamento musicale, di densità e modernità sorprendenti.
La Scozzese di Mendelssohn ha chiuso il programma in una dimensione di energia e controllo. Sardelli ha imposto tempi serrati, calibrati su una pulsazione costante che ha evitato dispersioni e reso evidente l’unità ciclica della sinfonia. Le dinamiche, cesellate con attenzione millimetrica, hanno trovato nel direttore un interprete capace di coniugare asciuttezza e tensione: taglienti nei forti, senza mai appesantire l’orchestra, e sottilmente sfumate nei piani, dove il colore strumentale veniva sempre preservato. L’uso dei contrasti ha rafforzato la drammaticità dell’Adagio e conferito al Finale un impatto percussivo di grande efficacia.
Nell’ultima “Storia di Cornice” Sandro Cappelletto, partendo dal romanzo di Israel Joshua Singer “La famiglia Karnovski”, ha riflettuto sull’impatto della guerra sui bambini.
Al termine successo, davvero meritatissimo, per tutti.
Alessandro Cammarano
(21 settembre 2025)
La locandina
| Direttore | Federico Maria Sardelli |
| Orchestra Filarmonica Settenovecento | |
| Programma: | |
| Dina Appeldoorn | |
| Pastorale | |
| Franz Joseph Haydn | |
| Sinfonia n. 104 in Re maggiore Hob. 1/104 “London” | |
| Felix Mendelssohn | |
| Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56 “Scozzese” | |




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