Rovereto: il Goldberg tra memoria e modernità

Il secondo concerto del Quartetto Goldberg al Festival Settenovecento – questa volta nella cornice tanto insolita quanto intrigante di una delle corti interne del Castello di Rovereto, sede del MITAG Museo Storico Italiano della Guerra – ha tracciato un itinerario singolare nella letteratura cameristica novecentesca e contemporanea, incentrato su tre figure diversissime ma accomunate dall’idea di scrittura come processo di memoria e trasmissione. 
La coesione dell’ensemble è costante, sostenuta da un equilibrio sonoro che ha permesso a ogni voce di emergere senza mai rompere l’unità.

Ogni pagina ha infatti beneficiato di un ascolto reciproco costante, che ha trasformato il dialogo cameristico in un discorso unico, fluido e senza fratture, confermando – ove ce ne fosse bisogno – si conferma l’impressione di un quartetto già maturo, capace di affrontare partiture complesse con lucidità analitica e insieme con un senso di collettiva necessità musicale.

In Reflections on the Theme B-A-C-H Sofija Gubajdulina elabora la celebre cellula tematica in un intreccio di tensioni e rarefazioni. La partitura, severa e meditativa, impone un controllo rigoroso delle proporzioni formali e delle risonanze interne. I Goldberg hanno saputo restituire il carattere rituale del pezzo, bilanciando precisione analitica e intensità espressiva. La fitta trama di glissando, armonici e dissonanze è risultata nitida e organica, grazie a un gioco di sguardi e respiri che ha reso palpabile il senso di “legame” evocato dalla stessa compositrice.

La Phantasy Quartet di Imogen Holst, per contrasto, si muove in una dimensione più raccolta e intima, vicina per analogia a un paesaggio di Constable. Il linguaggio si fonda su una polifonia agile, costruita con linee melodiche che si rincorrono senza irrigidirsi in schemi tradizionali.
Qui l’ensemble ha mostrato grande sensibilità nel calibrare le transizioni, curando i passaggi tra episodi lirici e momenti più ritmicamente incisivi. La freschezza della scrittura è stata resa attraverso un fraseggio elastico e un ascolto reciproco continuo, che ha mantenuto la musica sempre viva e mobile.

Con il Quartetto n. 10 op. 118 Šostakovič si colloca in una fase di piena maturità, segnando un punto di equilibrio tra lacerazione e contemplazione. La struttura in quattro movimenti è attraversata da motivi ossessivi, bruschi contrasti e improvvisi sprazzi di lirismo.

L’interpretazione dei Goldberg ha sottolineato questa dialettica con naturalezza: gli attacchi secchi e la densità ritmica del secondo movimento sono stati resi con energia controllata, mentre nel terzo e quarto tempo ha prevalso una lettura attenta alle ombre timbriche e al senso di disillusione che pervade l’opera.

L’interazione tra le parti si è rivelata decisivo: il violoncello di Martino Simionato ha sostenuto con saldezza il tessuto grave, mentre le voci superiori di Jingzhi Zhang e Giacomo Lucato, insieme alla viola di Matilde Simionato, hanno costruito un arco sonoro di grande compattezza.

Successo ancora una volta molto più che caloroso e come bis la “Passacaglia” dalla Musica notturna delle strade di Madrid di Luigi Boccherini.

La Storia di Cornice di Sandro Cappelletto ha ulteriormente approfondito il concetto, caro a Berio, del quartetto come metafora di vita.

Alessandro Cammarano
(21 settembre 2025)

La locandina

Quartetto Goldberg
Violino Jingzhi Zhang
Violino Giacomo Lucato
Viola Matilde Simionato
Violoncello Martino Simionato
Programma:
Sofija Gubaidulina
Reflections on the Theme B-A-C-H
Imogen Holst
Phantasy Quartet
Dmitrij Šostakovič 
Quartetto per archi n. 10 op. 118

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