Rovereto: Nosè e le seduzioni nordiche

L’apertura ufficiale del Festival Settenovecento 2025 – dopo l’anteprima di mercoledì e giovedì scorsi – ha visto protagonista Alberto Nosè, pianista di solida caratura internazionale, che ha costruito nell’atmosfera raccolta del cortile di Palazzo Alberti-Poja, un impaginato perfettamente in linea col tema di quest’anno, “Mari del Nord”, e dal forte impatto evocativo, tutto incentrato su suggestioni boreali e marine.

A contrappuntare le pagine del programma Sandro Cappelletto con le sue “Storie di cornice”, brevi interventi che saranno il Leitmotiv di tutti i concerti del festival e che qui si sono concentrati su “Fame”, il romanzo del Nobel norvegese Knut Hamsun e coevo di Grieg, e sulla “Caduta di Casa Usher” di Poe accostata alla Cathédrale Engloutie.

Di gran vaglia il pianismo di Nosè, che nei Pezzi lirici di Grieg, ha trovato un equilibrio perfetto tra freschezza e controllo formale. La sua lettura non ha ceduto al rischio di dipingerli come semplici miniature da salotto: ogni pagina è stata cesellata con un’attenzione costante alla linea melodica, sostenuta da un tocco sempre vario. Nei brani più intimi il suono è risultato vellutato e cantabile, con un pedale dosato al millimetro, capace di mantenere limpidezza anche nei passaggi più densi. Nei momenti più brillanti, invece, l’articolazione si è fatta netta, sorretta da una padronanza tecnica che ha permesso di valorizzare i contrasti ritmici senza mai appesantire la scrittura.

Il salto al cupo mondo bretone di Yann Tiersen ha messo in luce la duttilità del pianista: qui Nosè ha privilegiato un fraseggio ampio e una chiarezza timbrica capace di restituire le radici popolari della musica senza scadere nel descrittivismo facile. La pulsazione regolare di Pern e Porz Goret è stata mantenuta con eleganza e sobrietà, mentre in Penn Ar Roc’h ed Enez Nein si è apprezzata la capacità di dare respiro a linee apparentemente semplici, facendole fiorire in un crescendo emotivo di grande intensità. In Roc’h Ar Vugale la gestione dei piani sonori ha permesso di creare un’atmosfera sospesa, onirica, a tratti quasi angosciante resa con  tocco lieve ma teso.

Il culmine del recital è arrivato con La Cathédrale Engloutie di Debussy, in cui Nosè ha mostrato una padronanza assoluta del colore pianistico. Le prime battute, immerse in un pianissimo di straordinaria trasparenza, hanno reso palpabile la sensazione di un suono che emerge lentamente dalle acque. La progressione dinamica è stata costruita con una coerenza implacabile, senza forzature: il momento apicale, possente ma sempre controllato, ha dato l’impressione di un suono che si espandeva nello spazio, mentre la dissolvenza finale si è spenta in un rarefatto senso di mistero.

Successo convinto e meritato; due i bis, entrambi all’insegna di Debussy: un tellurico Feux d’artifice e una Fille aux cheveux de lin di straniante nitore.

Il concerto è stato dedicato al poeta palestinese Refaat Alareer, morto nel 2023 a Gaza sotto le bombe dell’esercito israeliano.

Alessandro Cammarano
(19 settembre 2025)

La locandina

PianoforteAlberto Nosè
Programma:
Edvard Grieg
10 pezzi lirici op. 12
Yann Tiersen
Pern, Porz Goret, Penn Ar Roc’h, Enez Nein, Roc’h Ar Vugale
Claude Debussy
La Cathédrale Engloutie

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