Rovereto: Sieva Borzak e la Luce del Mediterraneo
Terzo appuntamento del decennale Settenovecento, il concerto andato in scena al Teatro Zandonai di Rovereto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento sotto la guida di Sieva Borzak ha confermato quanto un programma apparentemente eterogeneo possa trovare unità in un’idea forte: quella di un’Italia raccontata da prospettive diverse, dal Settecento viennese al Novecento romano, fino allo sguardo tedesco dell’Ottocento. Un tassello centrale, nell’economia della rassegna dedicata quest’anno al Mediterraneo, affidato a una bacchetta che di anni ne conta ventinove.
L’ouverture da Così fan tutte ha aperto la serata con dinamiche croccanti e un’attenzione al fraseggio che non concedeva nulla alla faciloneria: la levità mozartiana, spesso appiattita in un’esecuzione di routine, è stata invece restituita con nitidezza ritmica e una tensione sotterranea che ne ha esaltato l’ambiguità, senza mai scivolare nella semplice grazia da intermezzo. Un avvio che ha già anticipato, in poche battute, la varietà di accenti che il resto della serata avrebbe dispiegato: pagina di cerniera fra la commedia e la malinconia, che l’ultimo Mozart teatrale porta scritta fin nelle prime misure.
Ancora più a fuoco è apparsa la Suite da concerto da Pulcinella di Stravinskij, eseguita con un teatro gestuale sorprendente per una pagina che, pur privata della componente vocale e scenica dell’originale, ha mantenuto intatta la propria vis drammatica.
Borzak ha saputo tenere insieme, in un equilibrio tutt’altro che scontato, l’unione e insieme la “disunione” tra il Settecento napoletano e la sensibilità novecentesca che lo rilegge: due mondi che nella pagina stravinskijana trovano un punto di sintesi mirabile, e che l’orchestra ha reso con trasparenza timbrica e un pizzico di ironia mai caricaturale.
Nata come balletto su commissione di Diaghilev, su musiche allora attribuite a Pergolesi e in realtà in gran parte apocrife, la Suite porta nella versione da concerto tutto il peso di questa doppia paternità: la lettura di Borzak ne ha rispettato la natura ibrida senza risolverla in una sintesi di comodo, lasciando che l’attrito fra le due epoche restasse percepibile fino all’ultima battuta.
Il Divertimento per orchestra da camera di Vieri Tosatti si è rivelato la sorpresa più stimolante della serata, non tanto per l’invenzione melodica, piuttosto sobria, quanto per i preziosismi contrappuntistici e ritmici che animano la scrittura: un catalogo di soluzioni timbriche e di intrecci fra le parti che l’esecuzione ha messo in risalto con cura analitica, restituendo dignità concertistica a un autore che i cartelloni sinfonici frequentano ormai raramente. Merito della direzione è aver evitato la tentazione di levigare le asperità della pagina, lasciando che gli incastri ritmici mantenessero un margine di spigolosità: proprio quella spigolosità che, in fondo, giustifica la riscoperta. Compositore romano attivo fra gli anni Quaranta e la fine del secolo scorso, Tosatti resta figura marginale nei repertori correnti: riportarlo in un cartellone pensato attorno al tema del Mediterraneo significa restituire spazio a una voce del Novecento italiano che raramente trova posto accanto ai nomi più frequentati.
A chiudere, la Sinfonia “Italiana” di Mendelssohn ha offerto forse il risultato più compiuto della serata. Borzak ne ha colto la solarità autentica, quella luce non artefatta che nasce dal viaggio giovanile del compositore nella penisola e che la partitura trasmette come emozione genuina più che come cartolina orchestrale. Tempi brillantissimi, suono luminoso e un fraseggio capace di tenere avvinto l’ascolto dal primo all’ultimo movimento hanno fatto da suggello a un’esecuzione che ha saputo restituire, senza retorica, l’entusiasmo di un ventenne europeo davanti al Sud. Un finale che, scritto da un ventenne poco più che maggiorenne nel corso del celebre viaggio italiano, resta ancora oggi difficile da restituire senza scadere nella cartolina, e che qui ha trovato invece un’orchestra compatta e pienamente a proprio agio nel tempo serrato voluto dalla partitura.
Nel complesso, una serata che conferma la maturità interpretativa di un direttore ancora agli inizi ma già capace di una lettura personale del repertorio, sostenuto da un’orchestra reattiva e mai timorosa di fronte a un programma tutt’altro che comodo. Un terzo appuntamento che alza sensibilmente l’asticella per il prosieguo del decennale roveretano.
Alessandro Cammarano
La locandina
| Direttore | Sieva Borzak |
| Orchestra Haydn di Bolzano e Trento | |
| Programma: | |
| Wolfgang Amadeus Mozart | |
| Ouverture da Così fan tutte KV588 | |
| Igor Stravinskij | |
| Pulcinella. Suite da concerto K034 | |
| Vieri Tosatti | |
| Divertimento per orchestra da camera | |
| Felix Mendelssohn | |
| Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana” | |










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