Rovereto: Šostakovic e il calcio come metafora
Šostakovič nel pallone, ideato da Stefano Valanzuolo e presentato al Teatro Zandonai per il Festival Settenovecento, dimostra plasticamente come la musica di Dmitrij Šostakovič possa rivelare nuove prospettive se inserita in un contesto narrativo insolito come quello del calcio, autentica passione del compositore pietroburghese e metafora di vita.
Non un’operazione di colore, ma un dispositivo drammaturgico che ha fatto emergere l’ambivalenza di un compositore costretto a mediare tra spontaneità creativa e dettami ideologici.
L’attore Sebastiano Bronzato ha dato corpo a uno Šostakovič ironico e disincantato che scandisce le tappe salienti del suo percorso umano e artistico indicando gli anni su una lavagna, restituendone le sfumature con un fraseggio recitativo sobrio e controllato, sempre attento a bilanciare ironia e introspezione.
La sua interpretazione, di notevole intensità, è stata tuttavia parzialmente penalizzata da un’amplificazione un po’ esile: la voce, pur ben modulata, è risultata a tratti schiacciata dalla sonorità corposa del quintetto di ottoni, perdendo parte della sua incisività teatrale.
Il racconto si è sviluppato intorno a un Leitmotiv preciso: la figura di Lev Jašin, il “ragno nero” del calcio sovietico, che emerge come simbolo eroico e insieme contraddittorio di un’epoca. La sua parabola, posta in contrappunto a quella di Nikolaij Starostin – fondatore dello Spartak Mosca e spirito libero inviso al regime –, è diventata metafora dello stesso Šostakovič, sospeso tra gloria e persecuzione, riconoscimento e marginalizzazione.
Sul piano musicale, il Gomalan Brass Quintet ha offerto una prova di grande coerenza e vitalità interpretativa. Le trascrizioni per ottoni hanno fatto emergere con forza i tratti tipici della scrittura šostakoviana: polarizzazioni dinamiche, contrasti ritmici taglienti, impasti timbrici grotteschi e teatrali.
Le trombe di Marco Pierobon e Francesco Gibellini hanno unito brillantezza e duttilità; il corno di Nilo Caracristi ha portato morbidezza e pastosità ai passaggi lirici; il trombone di Gianluca Scipioni e la tuba di Stefano Ammannati hanno garantito spessore armonico e incisività satirica, sottolineando la vena caricaturale del compositore.
Notevole la gestione delle dinamiche: pianissimi sospesi che evocavano fragilità interiore e improvvisi squarci sonori che restituivano la brutalità del potere sovietico.
La riduzione cameristica non ha tradito l’ampiezza orchestrale, ma l’ha trasformata in un discorso musicale essenziale e penetrante, capace di risuonare come autentico commento critico alla narrazione.
Il risultato è stato uno spettacolo a più livelli: meditazione storica, riflessione politica, ritratto umano e concerto di alto spessore. Šostakovič nel pallone ha dimostrato come una passione laterale – il calcio – possa diventare chiave rivelatrice, e come la musica stessa sappia farsi strumento di interpretazione di un’intera epoca.
La “Storia di Cornice” di Sandro Cappelletto si è incentrata su guerra e bambini partendo da una riflessione sul romanzo “La famiglia Karnowski” di Israel Joshua Singer.
Alessandro Cammarano
(20 settembre 2025)
La locandina
| Attore | Sebastiano Bronzato |
| Gomalan Brass Quintet | |
| Trombe | Marco Pierobon e Francesco Gibellini |
| Corno | Nilo Caracristi |
| Trombone | Gianluca Scipioni |
| Basso tuba | Stefano Ammannati |
| Musiche di | Dmitrij Šostakovič |










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