Salisburgo: Cain, overo il primo omicidio, oratorio teatrale

Non si sa nulla riguardo all’esito della prima esecuzione – avvenuta con tutta probabilità in palazzo privato – dell’oratorio, già diventato di fatto “melodramma spirituale”, Cain, overo il primo omicidio che Alessandro Scarlatti compose durante la sua non fortunatissima parentesi veneziana.

La mancanza di notizie non fa supporre nulla di buono per il compositore napoletano il cui carattere spigoloso non contribuì a rendersi accetto all’ambiente musicale della Serenissima, sempre proiettato al futuro, nonostante la protezione del potentissimo  e veneziano cardinale Ottoboni, che del Cain fu autore del libretto.

Con il senno del poi l’impaginato scarlattiano risulta essere un capolavoro in cui l’azione drammatica – il porporato ebbe a interpretare le Sacre Scritture in maniera piuttosto libera in funzione di una ricerca di teatralità fin troppo evidente – prevale su qualunque intento didascalico che pure rimane in trasparenza.

I recitativi sostituiscono la figura dell’Oratore calando immediatamente i personaggi nel vivo dell’azione, così come le Voci – oggi si direbbero “fuori campo” – di Dio e di Lucifero, oltre a quella di Abelle morto e assunto in cielo, rientrano in una dimensione nuova e intrigantissima della forma oratorio.

Al Festival di Pentecoste il merito di aver riportato agli onori del palcoscenico il Cain in un’esecuzione di enorme valore tale da porlo tra le vette più fulgide della Scarlatti-renaissance che iniziata da qualche anno sta prendendo sempre più piede e forza.

Philippe Jaroussky abbandona per l’occasione il canto per la direzione d’orchestra, mostrando di possedere tutti gli strumenti necessari per una carriera da affiancare a quella di controtenore. Alla guida dell’Ensemble Artaserse si rende protagonista di un’esecuzione capace di coniugare  rigore filologico e fantasia nell’interpretazione e nella quale nulla è lasciato al caso, sempre convincente nelle scelte dinamiche e nel respiro della narrazione.

Sugli scudi l’intera compagnia di canto, con in testa Filippo Mineccia che disegna un Cain tormentato  e fragile attraverso un canto fatto di mille sfumature e infiniti colori. Per lui un trionfo, meritatissimo, di pubblico.

Non gli è da meno l’Abelle di Bruno de Sá – soprano e non sopranista, si badi bene – capace di rendere il personaggio attraverso un fraseggio sempre meditato; un vero balsamo.

Inga Kalna incardina la sua Eva dolente e piena di speranza, su una linea di canto adamatina e un timbro di rara dolcezza, così come Kresimir Spice è Adamo lavorato al cesello.

Le voci di Dio e di Lucifero sono affidate rispettivamente a Paul-Antoine Bénos-Djian e Yannis François entrambi assai bravi.

Successo travolgente con ovazioni per tutti e un “battipiedi” per Mineccia.

Alessandro Cammarano
(24 maggio 2021)

La locandina

DirettorePhilippe Jaroussky
Personaggi e interpreti:
AdamoKresimir Spicer
EvaInga Kalna
AbelleBruno de Sá
CainoFilippo Mineccia
Voce di DioPaul-Antoine Bénos-Djian
Voce di LuciferoYannis François
Ensemble Artaserse

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