Salisburgo: Figaro, la Decima Musa e un pollo

Dieci minuti abbondanti di applausi – con un encore del rondò finale a mo’ di passerella – più quelli a scena aperta hanno salutato, con pieno merito, la conclusione del Barbiere di Siviglia che ha inaugurato l’edizione 2022 del Festival di Pentecoste a Salisburgo, il cui tema quest’anno è “Sevilla!”.

Le sorti dell’allestimento sono affidate Rolando Villazón, poliedrico uomo di musica e di teatro oltre che direttore artistico della Mozartwoche, che insieme al drammaturgo – che in questa occasione svolge egregiamente il suo compito – Christian Arseni, allo scenografo Harald B. Thor e alla costumista Stefan Bolliger  confeziona uno spettacolo ad alto tasso di godibilità introducendo un personaggio inventato ma sempre presente in scena e chiamato a fungere da motore dell’intera azione.

Si tratta del  custode del magazzino di abiti e attrezzeria di uno studio cinematografico nonché fan-innamorato della diva del muto Cecile B. Artoli (sic!) della quale proietta tutti i film non appena ha un momento di pausa. A dargli vita è Arturo Brachetti, fantastico mimo e trasformista notissimo in Italia ma meno in terre austriache, che ancora una volta si dimostra artista magnifico e capace di affabulare e conquistare un pubblico per lui non usuale; per lui alla fine un trionfo.

Proprio dall’ultima pellicola della vedette – che grazie agli strepitosi video di rocafilm, sempre in impeccabile sincronia con la musica e l’azione scenica, vediamo ora regina dei pirati, ora Giovanna d’Arco e poi Cleopatra – “From Seville with love” i personaggi escono dalla doppia dimensione dello schermo per assumere la terza della vita reale.

È un omaggio appassionato alla Decima Musa, con citazioni che vanno dalla Rosa purpurea del Cairo alle “malin-comiche” traversie di Buster Keaton agli slapstick di Mac Senneth e Laurel&Hardy, ma anche alla letteratura tanto che nel folle concertato che chiude il primo atto compare – tra barbari e conquistadores, antichi romani e ussari tutti fuggiti dallo schermo verso la realtà – anche il mostro di Frankenstein, citazione coltissima a ricordare che il romanzo di Mary Shelley viene concepito nello stesso anno in cui va in scena il Barbiere.

Tutto gira per il verso giusto, in una confusione perfettamente orchestrata grazie anche alle coreografie di Ramses Sigl: da Rosina in gabbia a Basilio-Nosferatu, da Bartolo frequentatore di donnine allegre ad Almaviva-Valentino, all’Ufficiale che è in realtà il capo degli studios e sino a Figaro ipercinetico, passando per Berta starnutente e Ambrogio sonnacchioso.
Funziona anche il pollo di gomma, capace di moltiplicarsi saltando fuori per ogni dove, che assume molteplici funzioni – tutte comiche – finendo per diventare tormentone parecchio divertente.

Una delizia che si conclude poeticamente con il visionario Arnoldo che rimane da solo, con il palloncino azzurro regalatogli da Rosina a ricordo di qualcosa che in fondo è solo una proiezione della sua mente.

Se la parte visiva convince quella musicale – a trazione italiana – seduce completamente.

Gianluca Capuano – complici i suoi Musiciens du Prince – Monaco, con strumenti storici accordati a 430,  padroni di un suono apollineo e intonatissimo – dimostra plasticamente come anche il Belcanto possa trarre grande beneficio da un’esecuzione storicamente informata.

Capuano rifugge dal dover serrare a tutti i costi, evitando di cadere nel cliché secondo cui i tempi a rotta di collo “fanno tanto Rossini” ma che in realtà non sono Rossini.

La sua lettura è dunque profondamente meditata, in totale sintonia con l’azione scenica in un continuo scambio di spunti e idee, capace di restituire alla musica l’autenticità che le è propria, rifuggendo dall’effetto “facile” per concentrarsi sull’essenziale il tutto in un fantastico gioco dinamico. Meraviglioso il lavoro sui recitativi che Capuano reinventa citando tra l’altro musiche da film – la lettura del biglietto di Rosina fatta sulle note del tema del Padrino da un Figaro improvvisamente, ma non a caso, siciliano è un capolavoro – per il quale è essenziale l’apporto di Andrea Del Bianco, cui andrebbe eretto un monumento, al fortepiano non solo continuo ma anche concertante.

La compagnia di canto si rende protagonista di una prova maiuscola sia dal punto di vista dell’interpretazione vocale che da quello attoriale.

Nicola Alaimo è Figaro dalla personalità prorompente, ironico, divertente e divertito, capace di modellare con duttilità il canto sulla parola, attento a che nessun accento vada perduto e sempre misuratissimo. Semplicemente magnifico.

La Rosina di Cecilia Bartoli è ancora una volta un manuale di interpretazione e di tecnica alle quali si unisce una totale adesione al dettato musicale e registico. Agilità, fraseggio, colori e l’emozione che solo una grande artista può provare per poi trasmetterla al pubblico.

Edgardo Rocha disegna un Almaviva tutto cantato sui fiati e capace di accendersi di guizzi ardimentosi che si stemperano un attimo dopo in trasognati abbandoni. Anche lui, oltre a cantare assai bene, recita benissimo e cavallerescamente divide con Rosina il rondò di “Cessa di più resistere” dando vita ad un “arbitrio” delizioso. Bravo davvero.

Il Bartolo di Alessandro Corbelli è ancora volta una lezione di stile e di misura: un interprete gigantesco e padrone di una voce che il trascorrere degli anni non ha minimamente scalfito. Ascoltarlo è un onore.

Ilbebrando D’Arcangelo tratteggia un Basilio dal fraseggiare rigoglioso e dalla fisicità irresistibile, egli stesso spaventato dai suoi modi vampireschi e vittima degli unghioni alla Murnau. La voce è uno scrigno di perle.

Assai bene fanno anche Rebeca Olvera – Berta extralusso – e José Coca Loza musicalissimo Fiorello, oltre al bravo Manfred Schwaiger come Ufficiale e Max Sahliger come Ambrogio.
Ottima la prova del Philharmonia Chor Wien preparato da Walter Zeh.

Dell’apoteosi finale si è già detto. Si replica domenica e poi al Festival d’Estate: non ci sono scuse per mancare all’appuntamento.

Alessandro Cammarano
(3 giugno 2022)

La locandina

DirettoreGianluca Capuano
RegiaRolando Villazón
SceneHarald B. Thor
CostumiBrigitte Reiffenstuel
LuciStefan Bolliger
CoreografieRamses Sigl
DrammaturgiaChristian Arseni
Videorocafilm
Personaggi e interpreti:
Il Conte d’AlmavivaEdgardo Rocha
BartoloAlessandro Corbelli
RosinaCecilia Bartoli
FigaroNicola Alaimo
BasilioIldebrando D’Arcangelo
BertaRebeca Olvera
FiorelloJosé Coca Loza
AmbrogioMax Sahliger
Un ufficialeManfred Schwaiger
ArnoldoArturo Brachetti
Les Musiciens du Prince – Monaco
Philharmonia Chor Wien
Maestro del coroWalter Zeh

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