Salisburgo: viva Mitridate!
C’è chi sostiene che sia un’opera poco interessante, acerba, senza una reale visione drammaturgica, frutto dell’inesperienza e volta a stupire più che a emozionare.
Niente di più falso.
Mitridate, re di Ponto è un capolavoro, opera di un prodigioso quattordicenne che aveva già le idee molto chiare e il coraggio di sperimentare in un’epoca in cui le forme parevano un dogma inespugnabile.
Siamo nel 1770 quando Mozart compose questo’opera per il Regio Ducal Teatro di Milano riscuotendo un tale successo da aggiudicarsi una ventina di repliche, come riferisce lo stesso Parini sulla Gazzetta di Milano.
«Viva il Maestrino!», gridavano i milanesi acclamando il giovane compositore.
Giovane, sì, ma non inesperto, Mozart confeziona una partitura in cui, tramite un susseguirsi di arie e recitativi, esplora sentimenti contrastanti. Ira, disperazione e infelicità sono alla base di una drammaturgia in cui i personaggi sembrano non trovare mai un punto di incontro. Un solo duetto, quello tra Sifare e Aspasia, e un quintetto conclusivo sono gli unici momenti di insieme, per il resto tanto individualismo.
A confermare queste impressioni è lo stesso Adam Fisher, direttore di questa nuova produzione del Salzburger Festpiele 2025, il quale afferma che queste opere non sono state scritte per il pubblico odierno. L’opera seria mozartiana è un ibrido tra opera e concerto, ben lontana da una concezione moderna filtrata da un’estetica romantica. La fruizione era diversa e pertanto l’azione può risultare più concettuale che visiva.
Questo è uno dei motivi per cui la presente edizione è stata pensata in forma semi scenica.
La regia, firmata da Birgit Kajtna-Wönig, è la dimostrazione che spesso non è necessario realizzare strutture e sovrastrutture complicate come, ad esempio, rumorose piattaforme rotanti, ma basta avere delle idee concrete ed efficaci che colgano l’essenza e sappiano trasmetterla in modo intelligibile.
Birgit Kajtna-Wönig sfrutta interamente lo spazio a sua disposizione facendo agire i personaggi intorno all’orchestra utilizzando pochi elementi: una pedana a destra del proscenio, un trono rialzato in fondo al palco, qualche sedia.
A caratterizzare i personaggi i pertinenti costumi di Bernadette Salzmann mentre a rendere più nitido l’intreccio sono stati i sovratitoli proiettati in due punti sopra il palcoscenico in cui, tramite una serie di animazioni, venivano sottolineate alcune frasi e visualizzate alcune azioni tramite immagini astratte. Semplice, chiaro, efficace.
Particolarmente apprezzato dal pubblico lo schema delle relazioni tra i personaggi proiettato durante l’Ouverture che ha strappato anche qualche sorriso in quanto, è il caso di dirlo, la vicenda assai intrecciata pare una telenovela.
Musicalmente la direzione di Adam Fischer è sfavillante. Il suo non guarda a Handel o Vivaldi ma è Mozart!
La Mozarteumorchester Salzburg è una compagine che suona dal primo all’ultimo elemento in modo estremamente partecipe e musicale con una grande attenzione alle belle sonorità. Fischer, consapevole di questo, trova per ogni aria un colore, mantenendo sempre intatti gli equilibri sonori con particolare predilezione per il respiro e la cantabilità anche nei passi più concitati.
Partecipe dell’azione, Adam Fischer canta con le voci e si presta a delle simpatiche trovate registiche come, ad esempio, cedere il podio a Mitridate durante un recitativo.
In questa visione ben si inseriscono i recitativi accompagnati al fortepiano (e non al clavicembalo!) dall’ottimo Rupert Berleigh che anche’esso cede il posto a Mitridate durante un recitativo.
A indossare i panni del re di Ponto è il tenore Pene Pati la cui vocalità tornita è favorevole nei centri, sorretta da una dizione ben curata che gli permette di scandire bene i recitativi.
Sara Blanch, Aspasia appassionata dal timbro pieno e talora brunito, risolve l’impervia parte nel migliore dei modi sgranando le agilità con importante volume.
Il Sifare di Elsa Dreisig convince per cifra interpretativa, duttilità vocale e ricerca espressiva. Di notevole impatto è la sublime aria “Lungi da te mio bene”, resa ancor più immacolata dallo splendido solo del corno di Rob van de Laar.
A indossare i panni di Farnace è il controtenore di bella presenza Paul-Antoine Bénos-Djian. La parte, originariamente per contralto, non si addice a un sopranista, tuttavia Bénos-Djian risolve, soprattutto nella seconda parte, la non semplice scrittura con particolare attenzione alla dizione.
Sorprende per bellezza timbrica Julie Roset nel ruolo di Ismene così come risultano essere molto buone la dizione e l’emissione di Seungwoo Simon Yang.
Infine Iurii Iushkevich è un Arbate dotato di volume e bell’accento.
Il pubblico che affollava la Haus für Mozart ha decretato il successo con una standing ovation e lunghi applausi per tutti.
La sua prima opera seria la diede a Milano, oggi Mozart, qui e in tutto il mondo, lo acclamano ancora.
Gian Francesco Amoroso
(4 agosto 2025)
Deutsche Übersetzung
Mit Mitridate, Re di Ponto zum Triumph: Mozarts erstes Dramma serio bei den Salzburger Festspielen 2025
Es gibt Stimmen, die Mitridate, Re di Ponto für ein unreifes Werk halten – dramaturgisch schwach, mehr auf Effekt als auf Emotion ausgerichtet, ein Resultat jugendlicher Unerfahrenheit. Doch solche Urteile verkennen die künstlerische Substanz dieser Oper. In Wahrheit liegt hier ein frühes Meisterwerk vor, geschaffen von einem vierzehnjährigen Genie, das nicht nur über eine erstaunliche stilistische Reife verfügte, sondern auch den Mut hatte, mit etablierten Formen zu brechen.
Im Jahre 1770 komponierte Wolfgang Amadeus Mozart diese Opera seria für das Teatro Regio Ducale in Mailand. Der überwältigende Erfolg – dokumentiert unter anderem durch Giuseppe Parini in der Gazzetta di Milano – brachte dem jungen Komponisten rund zwanzig Aufführungen ein. „Evviva il Maestrino!“ jubelte das Mailänder Publikum damals begeistert.
Jung, ja – aber alles andere als naiv: Mozart entwirft eine Partitur, in der sich in einem dynamischen Wechselspiel von Arien und Rezitativen eine breite Palette gegensätzlicher Affekte entfaltet. Zorn, Verzweiflung und Unglück durchziehen eine Handlung, in der die Figuren permanent aneinander vorbeireden. Nur ein Duett – zwischen Sifare und Aspasia – sowie ein Quintett am Ende bieten szenische Momente der Gemeinsamkeit. Der Rest ist stilisiertes Individualdrama.
Dieser Eindruck wird auch vom Dirigenten der diesjährigen Salzburger Neuproduktion, Adam Fischer, geteilt. Für ihn sind diese Werke keine Musikdramen im Sinne unserer heutigen Rezeptionsgewohnheiten. Mozarts frühe Opern seien vielmehr ein Hybrid aus konzertanter Form und dramatischer Anlage – weit entfernt von romantischer Theatralik oder bildhafter Suggestion. Das rechtfertigt die Entscheidung, Mitridate in einer semiszenerischen Fassung zu präsentieren.
Regisseurin Birgit Kajtna-Wönig liefert den Beweis, dass es keiner spektakulären Bühnentechnik bedarf, um Oper sinnfällig zu inszenieren. Ihre Regie ist klar, durchdacht und reduziert – und gerade darin überzeugend. Das szenische Konzept nutzt den Raum um das Orchester: eine einfache Plattform am rechten Bühnenrand, ein erhöhter Thron im Hintergrund, einige Stühle – mehr braucht es nicht. Die Kostüme von Bernadette Salzmann charakterisieren präzise, ohne zu illustrieren.
Besonders gelungen ist die multimediale Umsetzung der Übertitel, die an zwei Stellen über der Bühne projiziert wurden. Animierte Bilder und markierte Textpassagen verdeutlichen die Handlung auf abstrakte Weise – einfach, klar, wirkungsvoll. Ein kleines Highlight: Die während der Ouvertüre eingeblendete schematische Darstellung der Beziehungsgeflechte, die mit einem Augenzwinkern an eine Telenovela erinnerte, wurde vom Publikum mit heiterem Applaus aufgenommen.
Musikalisch ist Adam Fischers Dirigat schlichtweg glänzend. Sein Zugang ist ein genuin mozartischer – kein Blick zurück zu Händel oder Vivaldi, sondern ein klarer Fokus auf den jugendlichen Salzburger. Die Mozarteumorchester Salzburg spielt mit Hingabe, Stilgefühl und farbenreicher Klangschönheit. Fischer lotet jede Arie klanglich differenziert aus, achtet auf Phrasierung, Gesanglichkeit und atmende Bögen – auch in dramatischen Momenten.
Fischer ist nicht nur Dirigent, sondern Teil des Bühnengeschehens: mit sichtbarem Vergnügen interagiert er mit den Sänger:innen, überlässt Mitridate kurzzeitig das Dirigentenpult – eine humorvolle Regieidee, die auch Rupert Berleigh, dem brillanten Fortepiano-Begleiter der Rezitative, widerfährt.
In der Titelrolle glänzt der samoanische Tenor Pene Pati mit runder, zentrierter Stimme und präziser Diktion. Sara Blanch als Aspasia beeindruckt mit leuchtendem Timbre, vokaler Brillanz und durchsetzungsfähiger Höhe. Elsa Dreisig verleiht dem Sifare eindringliche Tiefe und gesangliche Eleganz – ihre Interpretation von Lungi da te, mio bene ist ein Höhepunkt des Abends, veredelt durch das subtile Hornsolo von Rob van de Laar.
Paul-Antoine Bénos-Djian als Farnace – eine Partie ursprünglich für Alt konzipiert – meistert die schwierige Tessitura mit klarem Fokus auf Textdeklamation und dramatischem Ausdruck, besonders im zweiten Teil. Julie Roset überrascht als Ismene mit bestechender Klangschönheit, Seungwoo Simon Yang überzeugt als Marzio mit präziser Artikulation, während Iurii Iushkevich als Arbate durch Volumen und Charakterisierungskraft auffällt.
Das Publikum in der ausverkauften Haus für Mozart reagierte begeistert mit stehenden Ovationen und anhaltendem Applaus für alle Beteiligten.
Seine erste Opera seria brachte Mozart einst nach Mailand – heute wird er in Salzburg, und weltweit, immer noch gefeiert.
Gian Francesco Amoroso
(Salzburg, 4. August 2025)
La locandina
| Direttore | Adam Fischer |
| Allestimento | Birgit Kajtna-Wönig |
| Video | Mara Wild |
| Personaggi e interpreti: | |
| Mitridate | Pene Pati |
| Aspasia | Sara Blanch |
| Sifare | Elsa Dreisig |
| Farnace | Paul-Antoine Bénos-Djian |
| Ismene | Julie Roset |
| Marzio | Seungwoo Simon Yang |
| Arbate | Iurii Iushkevich |
| Mozarteum Orchestra Salzburg | |
| Fortepiano | Rupert Burleigh |









Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!