Siena: Caravaggio lega Giuditta e Medusa

Per celebrare i trecento anni dalla morte di Alessandro Scarlatti, l’Accademia Musicale Chigiana, nell’ambito del Chigiana International Festival & Summer Academy “Derive” 2025, propone un’esecuzione dell’oratorio Giuditta, su testo di Antonio Ottoboni, nella versione di Cambridge, affiancata dall’opera Medusa (2025) del compositore francese Yann Robin, su libretto di Elisabeth Gutjahr. Due opere lontane secoli, eppure unite dall’intento di rappresentare il dramma interiore e narrare storie al femminile, tra seduzione, violenza e potere.

A tessere il filo che lega questi mondi è la figura di Caravaggio: Robin mette in musica l’episodio della realizzazione dello Scudo con la testa di Medusa (1598), trasportando lo spettatore direttamente nell’atelier del pittore lombardo.

Lo spazio scenico, ricreato in bianco e nero con l’eleganza essenziale dell’efficace regia di Florentine Klepper, si popola di tele, monitor e schermi: strumenti attraverso i quali l’umanità ha consegnato ai posteri la propria storia e, insieme, i propri incubi. In questo scenario, l’ARCo Ensemble, magistralmente diretto da Kai Röhrig, trascende il semplice ruolo esecutivo: i nove musicisti incarnano i serpenti che si contorcono attorno alla testa recisa di Medusa, condannata ad esistere privata del corpo, solo come vibrazione sonora immateriale. Sussurri, sibili, suoni respiratori, rantoli e recitazioni ritmiche creano uno spazio sonoro inquietante e primordiale, evocando paure ancestrali e amplificando il pathos della vicenda che accoglie Giuditta e Medusa, specchio l’una dell’altra, al tempo stesso vittime e carnefici, fragili, sensuali e feroci. «Il bello è l’inizio del tremendo», afferma Caravaggio citando Rilke, e in queste parole si concentra il legame profondo tra le due eroine: figure che incarnano insieme fascino e orrore, seduzione e morte, la cui bellezza non è mai innocente ma portatrice di distruzione, che si compie concretamente nell’atto della decollazione.

Caravaggio, interpretato da Dominik Schumertl, appare inquieto e tormentato come era in vita, diviso tra furia e ossessione creativa. La sua vocalità, che oscilla tra declamato, sibilo, vocal fry, urlo, restituisce la frattura interiore di un genio alla ricerca della propria verità artistica. Accanto a lui, Sveva Pia Laterza offre una Fillide, sua musa prediletta, di grande spessore espressivo: la sua voce agile e duttile attraversa registri e stati emotivi con naturalezza, assumendo il ruolo di narratrice della vicenda di Medusa, punita senza aver commesso alcuna colpa. Sullo sfondo, le comparse richiamano celebri quadri caravaggeschi come il Bacchino e la Morte della Vergine, instaurando un dialogo continuo tra pittura e musica.

Con l’imperioso «Al lavoro!», il pittore dà avvio alla sua tela Giuditta e Oloferne, che prende vita in scena sotto i nostri occhi. Lo spettatore entra così nella mente dell’artista: Fillide diventa Nutrice, altri modelli assumono le vesti rispettivamente di Giuditta e Oloferne, e il tempo si piega, senza soluzione di continuità, dal presente a un epico passato. Persino dettagli moderni – come bottigliette d’acqua accartocciate o piene – che alludono alla carestia di Betulia sotto assedio, ci ricordano di essere al limite tra mito e storia, dove sogno e realtà convivono: la Giuditta di Scarlatti si fa metafora della pittura compiuta di Caravaggio, mentre Medusa illumina il processo creativo, rivelando il tormento, la fatica e la brama dell’artista nel plasmare pensiero, materia, gesto e colore.

Musicalmente, il Barockorchester der Universität Mozarteum, sotto la direzione di Vittorio Ghielmi, mette in luce la ricchezza melodica e il fraseggio espressivo di Scarlatti.
Anastasia Fedorenko (Giuditta) si distingue per squillo uniforme e padronanza tecnica, riuscendo a modulare con sensibilità disperazione, sensualità e risolutezza.
Lucas Pellbäck delinea un Oloferne inizialmente saldo e imponente, che progressivamente si lascia vincere dal fascino della bella e coraggiosa vedova: il mutamento timbrico e vocale restituisce con efficacia la metamorfosi psicologica del personaggio, sino al culmine della decapitazione, istante reso immortale dall’arte di Caravaggio e qui eletto a simbolo di violenza universale.

Compiuta l’opera, l’oratorio si interrompe: i modelli abbandonano l’atelier, ma Caravaggio rimane, ancora assediato dai suoi demoni. È allora che compare l’Angelus Novus (Anastasia Fedorenko), l’Angelo della Storia che, con sguardo impietoso, contempla l’eterno ripetersi della violenza umana, evocando l’antico simbolo dell’ouroboros, il serpente che si morde la coda, allegoria di ciclicità, distruzione e rinascita. A suggellare la portata universale di questo messaggio, lo straordinario effetto del light designer Conny Zenk: fasci di luce e velature di fumo aprono e rovesciano la scenografia sulla platea, dissolvendo il confine tra palco e spettatori: l’immagine, svincolata da ogni riferimento concreto, diventa essa stessa evento. Come suggerisce Baudrillard, «il reale non ha più causa né luogo per aver luogo»: qui la realtà scenica è mediatrice per un’esperienza “altra”, simultaneamente visiva, sonora e concettuale.

Lo spettacolo si configura così come un’opera totale in miniatura, in cui barocco e contemporaneità, pittura e musica, mito e riflessione filosofica si intrecciano e si fondono in uno scambio perpetuo. Divenuta strumento narrativo e simbolico, l’intera messinscena invita a una riflessione profonda sul significato del mito, dell’arte e, soprattutto, sull’ineluttabile quanto sconcertante ciclicità della Storia.

Elisabetta Braga

(27 agosto 2025)

La locandina

Alessandro Scarlatti
La Giuditta (1693)
Direttore Vittorio Ghielmi
Personaggi e interpreti:
Giuditta Anastasia Fedorenko
Nutrice Sveva Pia Laterza
Oloferne Lucas Pellbäck
Barockorchester der Universität Mozarteum
Yann Robin
Medusa – Angelus Novus (2025)
Direttore Kai Röhrig
Regia Florentine Klepper
Light designer Conny Zenk
Costumi Lena Matterne
Drammaturgia Armela Madreiter
Personaggi e interpreti:
Fillide Sveva Pia Laterza
Caravaggio Dominik Schumertl
Angelus Novus Anastasia Fedorenko
Comparse Nora Messeri, Agnese del Balio
ARCo ENSEMBLE

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