Siena: Derive # 2 – Boulez, dal nastro al live electronics

È sorprendente come in una unica serata, sullo stesso palco, la proposizione di un programma musicale che va dai romantici nastri magnetici degli anni Cinquanta del ‘900, dalla musique concrete a composizioni degli anni duemila, al live electronics, sottintenda un filo conduttore, una propria coerenza che, al di là di tecniche, teorie e linguaggi, ci racconta una storia esaltante. La storia di una ostinata ricerca che punta ad organizzare un discorso musicale con i nuovi mezzi che caratterizza buona parte del panorama compositivo dal secondo dopoguerra. Nel 1957 Luciano Berio ci ricordava che…la musica elettronica non è un caso eccezionale, non è una scoperta, né un’invenzione, né un esperimento… Con questa stringata quanto profonda riflessione l’approccio alle nuove tecnologie, nel loro esplosivo, inarrestabile rinnovarsi come processo del dialogo fra pensiero musicale e realtà sonora, ci pare più vicino. Si può dire che ai concerti come spettatori/fruitori non ci sentiamo più defraudati di qualcosa, degli interpreti e dei loro strumenti tradizionali, siamo da tempo allenati all’ascolto davanti ad avveniristici, quanto anonimi altoparlanti.

Il Chigiana International Festival a Siena può vantare una propria cattedrale dell’elettronica, così l’ha definita nell’introduzione il direttore artistico Nicola Sani, la fascinosa Chiesa di S. Agostino. Proprio qui, in uno degli appuntamenti del focus dedicato ai cento anni dalla nascita di Pierre Boulez ci gustiamo un pezzo significativo di questa storia esaltante. In verità la prima composizione – Piecemeal (2009) di Gianluca Codeghiniprovocatoriamente non prevede l’elettronica, ma la voce, un coro di voci. Un coro che non canta però, ma emette un bisbiglio costante, un sibilo quasi impercettibile, al limite dell’udibile. Brusio, rumore, azione sonora che lo spazio della chiesa amplifica non in senso acustico ma in quello mistico, spirituale. Estraneamento, percezione sonora che si modifica nel tempo, ora la sentiamo vicina ripetuta, poi scompare, si dissolve lentamente, nel silenzio frammenti roteano. La posizione statica dei componenti del Coro della Cattedrale di Siena “Guido Chigi Saracini”, del suo direttore Lorenzo Donati, che non dirige ma sta tra i coristi, fa parte coerente dell’esibizione dove se la formazione perde la propria funzione tradizionale anche nel gesto diviene protagonista credibile della performance.

Il giovane Boulez non condivideva molto la teoria della musica concreta di Pierre Schaeffer, fondatore di GRM, aspirava ad un trattamento elettronico dei suoni che agisse in tempo reale, questo avrebbe permesso trasformazioni acustiche e spaziali di suoni strumentali, una specie di metamorfosi sonora che poi svilupperà con l’Ircam dagli anni Settanta. Con queste premesse la proposizione di Deux études de musique concrete per nastro magnetico (1950-1951) assume un alto valore documentale sui percorsi sperimentali di quegli anni. L’opera si compone di due studi: Étude I –Étude sur un son e Étude II – Étude sur sept sons. In entrambi i lavori, la ricerca oltre che un carattere esplorativo nella struttura stessa del suono, attraverso variazioni di velocità e timbriche, manipolazioni, montaggi e sovrapposizioni, non tradisce l’esigenza di Boulez di dare al materiale uno sviluppo strutturale accostabile il più possibile alla tradizionale scrittura strumentale. Il risultato rimane aperto, discutibile, didattico, ma siamo certi di aver ascoltato uno degli snodi decisivi del rapporto tra musica e tecnologie del secondo novecento.

È un Boulez maturo quello di Dialogue de l’ombre double per clarinetto ed elettronica (1985), le esperienze dei Deuxétudes paiono lontane. Il coinvolgente titolo dell’opera tratto da un’opera teatrale di Paul Claudel, composta per il sessantesimo compleanno di Luciano Berio, esemplifica mirabilmente come il rapporto vitale tra suono strumentale e supporto elettronico, tra spazializzazioni e trattamenti timbrici, diventi una vera e propria messa in scena. In Dialogue la possibilità dell’esecutore di conversare dal vivo con se stesso (la sua ombra), attraverso una traccia preregistrata dal clarinettista stesso, come la ricchezza dell’elettronica, che sviluppa pulsanti piani sonori diversi, disegnano uno scenario vibrante, una vera polifonia spazializzata, teatro del suono.

Non possiamo non affiancare a questo lavoro l’esecuzione di Traiettoria tesa per flauto ed elettronica (2012) di Giorgio Nottoli. Non solo perché entrambe le opere prevedono uno stretto rapporto tra strumento acustico e dispositivi, ma perché nello specifico la ricerca va oltre. La tensione citata nel titolo racchiude l’esigenza creativa di Nottoli, attraverso un uso, chiamiamolo avanzato del live electronics, di scoprire, svelare sonorità nuove in un frizzante equilibrio tra suono tradizionale, la sua elaborazione digitale e invenzioni timbriche. In questo processo il gesto, come la progressiva accumulazione di isole sonore, travolgenti ma anche poeticamente trasparenti, tracciano un struttura narrativa vitalissima, un racconto di profonda umanità. Di queste composizioni evidenziando il ruolo decisivo del musicista, dell’esecutore, non possiamo non sottolineare le eccellenti prove di due grandi maestri del proprio strumento come Paolo Ravaglia e Gianni Trovalusci. Entrambi non solo ci confermano quello che sapevamo da tempo, cioè del loro rapporto fisico e creativo con lo strumento, ma anche della loro capacità unica di calarsi nei meandri più profondi del suono acustico e digitale per sviluppare un poetica avvincente anche grazie alla super squadra del Chigiana Live Electronics Ensemble.

L’appuntamento chigiano alla Chiesa di S. Agostino non poteva chiudersi in modo migliore, con un quartetto d’archi. Prodigioso microcosmo esistenziale nelle relazioni tra i musicisti, malleabile laboratorio strumentale adattabile a tutti i repertori attraverso equilibri, connessioni, eleganze e contrasti, una vera boccata d’ossigeno. Se poi la composizione proposta è lo String quartet n.4 per quartetto d’archi ed elettronica (2003) di Jonathan Harvey e la formazione è quella del Quartetto Sincronie il quadro è perfetto. Harvey non è certo un compositore che rimane in superficie, anzi scava e molto su entrambi i fronti, strumentale e tecnologico, forse è uno dei musicisti che più è riuscito ad avvicinare l’intimità della musica da camera all’elettronica, a salvaguardarne trama ed eleganza descrittiva all’interno di un processo di equilibri instabili. Due mondi sonori che possono dialogare concedendo qualcosa uno verso l’altro. Le corde spesso alla ricerca del suono estremo, a rotazione sviluppano trame introspettive e liriche, per poi ritrovarsi in collettivi improvvisi quasi melodici. I materiali tematici rielaborati vengono rimessi in gioco dall’elettronica, la spazializzazione amplifica, rigenera, mondi sonori trasparenti che ci trasportano in una vera esperienza immersiva, sensoriale, ma anche meditativa. Il Quartetto Sincronie garantisce una esecuzione sempre coerente, con una particolare cura del dettaglio, di quel suono, sempre in sintonia con la regia del live electronics, trasmettendo contemporaneamente un profondo piacere di suonare insieme.

Paolo Carradori
(21 luglio 2025)

La locandina

Flauto Gianni Trovalusci
Clarinetto Paolo Ravaglia
Quartetto Sincronie
Violino Houman Vaziri
Violino Agnese Maria Balestracci
Viola Arianna Bloise
Violoncello Agnese Menna
Coro della Cattedrale di Siena “Guido Luigi Saracini”
Direttore Lorenzo Donati
Chigiana Live Electronics Ensemble
Alessandro Casolino, Luca Richelli
Live electronics Alvise Vidolin, Nicola Bernardini, Julian Scordato
Programma:
Gianluca Codeghini  
Piecemeal
Pierre Boulez
Deux études de musique concrete per nastro magnetico
Giorgio Nottoli
Traiettoria tesa per flauto ed elettronica (live electronics: Giorgio Nottoli)
Pierre Boulez
Dialogue de l’ombre double per clarinetto ed elettronica (live electronics:Luca Richelli)
Jonathan Harvey
String quartet n. 4 per quartetto d’archi ed elettronica (live electronics: Alessandro Casolino)

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