Siena: Who’s afraid of baroque?

Chi ha paura del barocco? Titolo provocatorio, senza dubbio, ma anche legato a tanta curiosità.

Perché forse nell’immaginario collettivo si pensa a una forma di espressione ridondante e pomposa. In pratica poco attraente. Invece accanto a creazioni sublimi e a musiche forse prescindibili, c’è un mondo popolare o ispirato a questo che è fatto di canti d’amore, racconti di vita quotidiana, simbolismo e soprattutto tanta danza. Un trionfo di passacaglie, ciaccone e villanelle che lanciano una sorta di attrazione magica verso l’ascoltatore neofito che facilmente può diventare abituale.

Who’s afraid of baroque?, lo spettacolo di Soqquadro Italiano con la voce di Vincenzo Capezzuto e la direzione artistica e regia musicale di Claudio Borgianni, è stato proposto  al Teatro dei Rozzi di Siena, nell’ambito della stagione Micat in vertice dell’Accademia musicale Chigiana. Un’esperienza fra musica, azione teatrale e movimento coreografico che si basa su una semplicità di approccio costruita attraverso un lavoro rigoroso di studio e ricerca di testi e musiche. Così ci sono autori più o meno noti, e citiamo Alessandro Stradella, Luigi Rossi, Francesco Corbetta, Carlo Maria Maggi, revisioni e originali dello stesso Borgianni, improvvisazioni dei musicisti.

Questi ultimi (Simone Vallerotonda a tiorba e chitarra barocca, Giuseppe Franchellucci al violoncello e Leonardo Ramadori a percussioni e clavietta) forniscono una base solida alla centralità dell’azione di Capezzuto, danzatore professionista oltre che cantante e attore, conosciuto anche per l’esperienza all’interno dell’ensemble l’Arpeggiata di Christina Pluhar. Capezzuto, proprio grazie alle capacità sceniche che trovano un giusto equilibrio con la visione musicale del progetto, tende a far divertire il pubblico mostrando a sua volta il proprio divertimento nel proporre testi e musiche. La vaiasseide è una splendida descrizione della vaiassa, la donna pettegola in napoletano, L’addio di Meneghino mostra la vitalità della commedia dell’arte, Scuntenti cori miu rappresenta una struggente pena d’amore in siciliano. Fin qui i testi, con la scelta musicale che si interseca perfettamente con essi.

Da Si salvi chi può di Stradella, a Speranze lusinghiere di Domenico Micheletti, fino a due brani della tradizione napoletana, la cui fortuna risale alle prime esperienza della Nuova Compagnia di Canto Popolare: la villanella Vurria ca foss’io ciaola e ‘O Guarracino con Capezzuto che si lancia in una bravura mimica pari a quella vocale. Uno spettacolo solare, che porta il barocco a contaminarsi in parte con i nostri tempi fra ritmi latini e evocazioni jazz. Soprattutto a considerarlo come un periodo amico, senza avere timore ad ascoltarlo e farlo nostro.

Michele Manzotti
(25 febbraio 2022)

La locandina

Direzione artistica e regia musicaleClaudio Borgianni,
VoceVincenzo Capezzuto
Tiorba e chitarra baroccaSimone Vallerotonda
VioloncelloGiuseppe Franchellucci
PercussioniLeonardo Ramadori
Soqquadro Italiano

2 3 voti
Vota l'articolo
Iscriviti
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti