Steffàni in scena a Ferrara: due sguardi per un progetto
Dal 24 al 26 ottobre 2025, l’ex Teatro Verdi di Ferrara ospiterà La Lotta d’Ercole con Acheloo di Agostino Steffani, nuova produzione del Conservatorio “G. Frescobaldi” realizzata in collaborazione con il Teatro Comunale e l’Accademia Teatro alla Scala. In occasione del debutto, abbiamo raccolto un’intervista a due voci con Laura Zanoli, responsabile scientifica del progetto, e Marina De Liso, responsabile artistica, per approfondire un percorso che unisce ricerca storica, formazione e innovazione scenica.
- La Lotta d’Ercole con Acheloo” è un titolo raro del repertorio barocco. Come è nata l’idea di riportare in scena quest’opera di Agostino Steffani e quali criteri hanno guidato la scelta del titolo all’interno del progetto di produzione del Conservatorio di Ferrara?
Laura Zanoli: L’allestimento della Lotta d’Ercole con Acheloo si inserisce in un progetto molto ampio che prevede la collaborazione di diversi istituti della rete AFAM (Conservatori, Accademie di Belle Arti e Accademie d’arte drammatica) all’interno di un Avviso PNRR destinato all’internazionalizzazione e alla ricerca.
Il Conservatorio di Ferrara fin da subito si è impegnato a creare collaborazioni con gli Istituti partner in modo da rendere le proprie attività ben integrate nella rete progettuale.
Sulla base di queste premesse è stata compiuta la scelta di creare un dialogo con il Conservatorio di Castelfranco Veneto, capofila di progetto e promotore del Centro di Studi Steffaniani, facendo seguito alle attività di ricerca musicologica avviate nel 2024 dagli studiosi di Castelfranco su questo divertimento drammatico.
Inoltre la creazione, presso il Conservatorio Frescobaldi, di un dottorato di ricerca, istituito in collaborazione con l’Università di Padova, all’interno del partenariato, dedicato allo studio della filologia digitale nell’ambito della musica del Seicento, ha rappresentato certamente un forte elemento di connessione, un collante ulteriore utile a rafforzare la coerenza di un progetto composto da elementi, Istituti, luoghi e persone differenti.
La scelta di pubblicare e allestire La lotta d’Ercole con Acheloo si inserisce quindi in un filone di ricerca aperto presso uno dei conservatori partner: l’allestimento presso l’Ex Teatro Verdi si configura quindi come un momento di disseminazione compiuto sul repertorio di Agostino Steffani.
Il libretto, basato sulle Metamorfosi di Ovidio, è sembrato fin da subito il terreno ideale dove lasciare spazio alla sperimentazione, alla trasformazione, alle idee e alla multidisciplinarietà.
- Il progetto unisce ricerca storica e nuove tecnologie, coinvolgendo partner d’eccellenza come l’Accademia Teatro alla Scala e diversi Conservatori italiani. In che modo questa rete di collaborazioni ha contribuito a ridefinire l’approccio alla produzione e alla formazione nel campo del teatro musicale barocco?
Laura Zanoli: Non è facile sintetizzare l’impatto di trovarsi, per la prima volta, in un contesto di rete di collaborazioni che, per quanto riguarda il Conservatorio Frescobaldi, sono andate ben oltre il partenariato.
Inizierei col definirlo habitat, un ecosistema pulsante, nato da un’idea, che progressivamente si è popolato di donne, uomini, idee, macchine e relazioni che, insieme, da quasi un anno, agiscono parallelamente in base alla propria professionalità, ma non solo.
Una delle sfide più grandi per un progetto così sperimentale consiste nel comprendere fin da subito che a tutte le parti in gioco viene richiesto di uscire dalla propria zona di comfort, integrando e condividendo le proprie conoscenze su un terreno inedito come quello dell’innovazione.
L’aver riportato il teatro dove, di fatto, un teatro non c’è più, ha creato non pochi ostacoli: tutti gli artisti hanno dovuto fare i conti con l’assenza di uno spazio tradizionale e di conseguenza adattare tutte le scelte registiche, drammaturgiche e visive in costante adeguamento al sito a disposizione.
Dal punto di vista operativo è stato necessario ricreare quella struttura logistico organizzativa che nei teatri si dà per scontata e che, invece, in questo caso, andava non solo ricostituita ma anche lanciata, insieme al cuore, oltre l’ostacolo.
Tra i partner di progetto l’Accademia La Scala ha avuto un ruolo determinante mettendo a disposizione, selezionati tra i migliori studenti, il direttore di scena, l’assistente di produzione e le truccatrici di scena.
LABA, Libera Accademia di Belle Arti di Firenze, ha partecipato inviando una troupe composta da docenti e studenti per le riprese video e la fotografia, assicurando la disseminazione del progetto tramite la realizzazione di un docufilm e materiali connessi.
La presenza, all’interno dell’habitat della Lotta di aziende leader nel settore degli eventi ha rappresentato senza dubbio un patrimonio inestimabile in termini di realizzazione ma anche di formazione professionale: a questo proposito sul territorio della città di Ferrara è stato fondamentale il contributo dello Studio Sigfrida per la gestione degli adempimenti normativi e l’organizzazione dei reparti tecnici della produzione, in stretta collaborazione con il Teatro Comunale di Ferrara e l’Amministrazione Comunale.
La collaborazione con Conservatori esteri, il MUK – Music and Arts Private University of Vienna, il Conservatoire royal de Bruxelles e con i conservatori italiani è stato imprescindibile per garantire a tutte le studentesse e gli studenti destinatari delle attività un’esperienza formativa unica, di alto livello musicale e artistico.
Il Conservatorio Frescobaldi di Ferrara ha avuto un ruolo vitale nel rendersi “agente lievitante” di questo habitat artistico che nel tempo è andato costituendosi e nel quale formazione e produzione si sono concretizzati tramite un nuovo approccio alle professioni.
Il coinvolgimento di Istituzioni prevalentemente didattiche in un contesto intensamente pratico, rappresenta il desiderio di un cambiamento di paradigma nella didattica e nella formazione delle ragazze e dei ragazzi che si mettono in campo integrando il sapere teorico con quello pratico della professione.
- Come docente di canto barocco e referente artistico del progetto, quale tipo di lavoro è stato svolto con gli studenti – sia dal punto di vista tecnico-vocale sia interpretativo – per affrontare un repertorio così complesso e stilisticamente raffinato?
Marina de Liso: La prima difficoltà è stata individuare i quattro protagonisti. La missione era trovare quattro giovani provenienti dalle classi di canto rinascimentale e barocco che avessero sufficiente dimestichezza con la prassi esecutiva e in grado di sostenere le tessiture a volte scomode perché ben tre personaggi sono stati scritti per registro di castrato. Su richiesta del direttore d’orchestra Antonio Greco e del regista Danilo Rubeca, ci siamo posti l’obiettivo di trovare tre controtenori per i ruoli maschili, Alcide, Acheloo ed Eneo, un obiettivo ambizioso in quanto il numero di allievi che studiano come falsettisti è davvero ridotto nei conservatori.
La fortuna ci ha assistito e, tramite selezione, sono stati individuati tre controtenori con vocalità completamente diverse tra loro e un giovane soprano dalla voce morbida e vellutata.
Questa la composizione del cast: Alcide Alexandru Costea (Conservatorio di Parma) Acheloo Ufuk Aslan Halil (Conservatorio di Ferrara), Deianira Maria Teresa Becci (Conservatorio di Bologna), Eneo Rundong Liu (Conservatorio di Venezia). Per quanto riguarda il lavoro di preparazione, sono stati organizzati degli incontri on line durante l’estate per curare dapprima la pronuncia e poi la comprensione della drammaturgia. Successivamente verso la fine di settembre ho incontrato l’intero cast a Ferrara e abbiamo cominciato a lavorare sullo spartito musicale soffermandoci soprattutto sulla comprensione della struttura musicale delle singole scene.
Alessandro Cammarano




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