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Woody Allen

Mentre Milano langue sotto i calori estivi, sul palcoscenico scaligero va in scena un insolito dittico: Prima la musica poi le parole di Antonio Salieri e Gianni Schicchi di Giacomo Puccini.

Tralasciando il fatto che il Trittico pucciniano non andrebbe mai smembrato, non solo per rispetto della volontà dell’autore ma anche per regioni intrinseche a una continuità drammaturgica voluta e non casuale, il divario fra i due atti unici è abissale.

Dopo un anno sabbatico torna sulla scena non convenzionale del Müpa il Ring che, pur mantenendo l’impianto originario pensato da Christian Martin Fuchs e Christian Baier, risalente a dodici anni fa, subisce un profondo ripensamento.

La Sinfonica della Scala inaugura solennemente la stagione con un capolavoro della letteratura sacra: Die Schöpfung (La Creazione), oratorio per soli, coro e orchestra di Franz Joseph Haydn.

Il regista tedesco legge Ernani come una storia di onore e vendetta più che di amore. Tutti i personaggi sono avvinti da una sete di possesso e di rivendicazione della propria posizione sociale. Elvira è al centro di questo quadrilatero tra Ernani, Silva e Carlo e si destreggia come può tirata da una parte e dall’altra.

L’allestimento di Matthias Oldag è improntato ad un grande rigore formale senza tuttavia mai perdere di vista la componente romantica dell’opera. Pochi ma significativi elementi scenici, realizzati da Thomas Gruber, che firma anche I costume contemporanei, incorniciano un’azione scenica improntata all’essenzialità del gesto che si cristallizza nel tempo e nello spazio.

Cesare Lievi, che firma l’ allestimento inaugurale dei Budapesti Wagner napok 2018, coglie perfettamente il significato profondo e imprescindibile della pagina ponendo il mare, che unisce per poi dividere e riunire infine in un ultimo disperato amplesso i due amanti, come coprotagonista senza tuttavia mai perdere il filo di una narrazione intima e introspettiva.