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Giornata quantomai eterogenea quella dello scorso 3 ottobre alla Biennale Musica 2018; due concerti caratterizzate da visioni ben distinte della musica d’oggi (e anche un po’ di ieri), non tutte condivisibili, almeno per chi scrive.

Un viaggio alle radici del suono in cui si parte dalla percussione, intesa come molteplicità di declinazioni, per ritornare a forme primigenie della materia sonora, ma anche un addentrarsi nella produzione del suono attraverso un uso geniale e “in progress”dell’elettronica, scavando alle origini del “rumore” e della sua percettibilità.