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Tutto questo non sarebbe però stato possibile senza due cantanti palesemente a loro agio nell’opera come Szemerédy e Schöck. A loro agio non solo nella lingua, per evidenti ragioni biografiche, ma anche nel repertorio.

La redenzione attraverso un atto di bontà è il fulcro delle peregrinazioni della Peri […] che dovrà essere esibito all’angelo guardiano delle porte celesti e chiave per poter entrare a far parte della schiera dei beati.

Non chiamatelo “dittico”, semplicemente perché non lo è; sono due opere, tanto brevi quanto intense che, nell’approccio organico che su di esse operano Stefano Ricci e Giovanni Forte, ovvero ricci/forte, diventa un’unica declinazione di modi diversi di intendere l’amore.