Articoli

Teatro Filarmonico

Il surreale si addice all’Italiana in Algeri, che – come ormai sa anche chi di opera non si interessa – fu definita da Stendhal “una follia organizzata e completa” è sembrata la produzione perfetta nella temperie di emergenza sanitaria che ha colpito il Veneto, e non solo, in queste ultime ore.

Arianna Vendittelli

In questi giorni è approdata al Teatro Alighieri di Ravenna la nuova edizione di Serse coprodotta da Ravenna Manifestazioni con I Teatri di Reggio Emilia, il Municipale di Piacenza e il Comunale di Modena, ed è stata premiata da un caloroso successo.

Dopo un travagliato inizio di stagione, tra cambi in cartellone in corso d’opera e scioperi di maestranze, al Teatro Filarmonico di Verona va in scena Il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart. La regia è affidata a Enrico Stinchelli, nome noto nell’universo operistico soprattutto per il suo ruolo di conduttore e autore della Barcaccia su Radiotre.

In mancanza di un intervento per disinnescarla da parte di chi ha ruolo e responsabilità per farlo, l’emergenza intorno alla più complicata inaugurazione di stagione che si ricordi al Filarmonico è stata gestita con l’impegno e la buona volontà di tutti quelli che hanno dato vita alla Bohème: in scena, dietro le quinte, nella buca dell’orchestra.

Nel gradevole allestimento che chiude la programmazione di Operaestate Festival Paolo Giani, che oltre alla regia si fa carico di scene e costumi, immagina un mondo di bambini che giocano a fare i grandi, assumendone atteggiamenti e tic, per poi ritornare alla loro dimensione infantile in un una sorta di percorso circolare.