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Cattivi, infingardi, avidi, egoisti: così sono i bohémiens secondo Graham Vick che, ancora una volta, dà prova del suo genio. La sua Bohème, che inaugura la stagione 2018 del Teatro Comunale di Bologna colpisce come un ceffone ben assestato e costringe a riflettere, ovvero adempie alla missione prima che il teatro deve porsi come primaria ed essenziale.

Per l’inaugurazione della stagione lirica “ON” 2018, in programma venerdì 19 gennaio alle 20.00, il Teatro Comunale di Bologna mette in scena una delle opere più celebri di Giacomo Puccini: La bohème.

L’opera lirica, che, con i suoi grandi autori e i suoi titoli più celebri, ha traghettato per decenni la cultura e la lingua italiana in tutto il mondo è oggi in crisi nel Paese in cui è nata, raccontano i dati di Operabase. Il quadro della cultura melodrammatica in Italia è quasi desolante.

Mentre Roma festeggia il compleanno di Héctor Berlioz e il Teatro dell’Opera ne rappresenta, non senza qualche polemica sul nuovo allestimento, La Damnation de Faust, Parigi dedica il suo dicembre lirico all’Opéra Bastille a La Bohème di Giacomo Puccini e dopo le dieci riprese della “vecchia” produzione di Jonathan Miller ne mette in cantiere una nuova di zecca.

La nuova produzione de La Bohème per la regia di Fabrizio Melano, uno dei registi che al Metropolitan di New York hanno lasciato un segno indelebile, si è rivelata una scelta vincente: “Allestire questa Bohème a Fiume mi entusiasma” aveva dichiarato il regista alla vigilia del debutto, “perché ho a disposizione un cast giovane, ricco di talento, che si presta a riportare l’opera come è stata rappresentata alle sue origini.”.

Oggi ricorrono 10 anni dalla scomparsa del grande tenore che è stato una presenza costante alla Scala dal 1965 al 1992. Il suo nome è legato a esecuzioni leggendarie con direttori come Abbado, Prêtre, Kleiber, Patané, Gavazzeni, Karajan, Maazel e Muti.