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Quarant’anni di carriera non sono pochi, e lo scorso 4 ottobre Bruno De Simone, nato a Napoli, ma cittadino del mondo e da qualche tempo residente nel Canton Ticino, li ha festeggiati riproponendo all’Opéra de Wallonie di Liegi uno dei suoi più acclamati personaggi buffi: Don Magnifico nella Cenerentola rossiniana.

La storica sconnessione tra noi solisti, “autonomi” e tutti gli altri “dipendenti” ha prodotto continui malintesi, diffidenze che nascono da interessi diversi, esponendoci ad essere considerati, se non una casta privilegiata, una “corporazione”, segnale improvvido lanciato anche da figure associative.

Dire che rappresentare L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti faccia bene alle sorti di un teatro, è dire una banalità anche quando, nella fattispecie, il capolavoro del bergamasco mancava da soli quattro anni dal palcoscenico del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

Riconosciuto come un punto di riferimento nel repertorio belcantistico, Bruno de Simone è uno dei cantanti-attori più apprezzati del mondo operistico internazionale. Dal nostro incontro ne è nata una breve intervista che vi proponiamo con piacere.