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Robert Carsen – insieme al drammaturgo Ian Burton – mostra ancora una volta la sua capacità di totale comprensione del testo, inteso nella sua interezza di “logos” e “melos”, e della sua conseguente resa.

La protagonista si ritrova combattuta tra le lusinghe del Piacere che la trascina in un mondo effimero e omologato fatto di sarti e truccatori, tra discoteche, “amici” plaudenti e incontri effimeri e i consigli – anche sottoforma di sedute psicoanalitiche – di Tempo e Disinganno.

Miah Persson

Un cielo plumbeo e un mare livido proiettati su uno schermo lungo tutto il palcoscenico, una spiaggia ferrosa  e a separarli un recinto di ferro al quale s’aggrappa, immobile, la massa di prigionieri troiani,  infreddoliti  nei loro piumini variopinti e disperati come i migranti che sbarcano dal Mediterraneo sulle nostre coste e che figurano in carne ed ossa come comparse selezionate fra i rifugiati della Comunità di Sant’Egidio per un programma di inserzione sociale.