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Maggio–Musicale_Fiorentino

Non si è trattato di uno streaming: niente Internet, ma solo, si fa per dire, la messa in onda su Rai 5. E viene da chiedersi il perché di questa rinuncia. Ma soprattutto, non è stata una diretta […]

La direzione d’orchestra di Zubin Mehta. Un regista come Valerio Binasco. Un cast capitanato dalle grandi voci di Fabio Sartori, Marina Rebeka e Luca Salsi.Sono i protagonisti di Otello di Giuseppe Verdi che Rai Cultura trasmette dal Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, su Rai 5, lunedì 30 novembre, alle 21.15.

Quando si sbuca in alto sulle gradinate, il colpo d’occhio è di quelli che restano nella memoria. Al centro il palco per l’orchestra – collegato ai due ingressi principali dell’anfiteatro con passerelle di egual colore – è di un bel rosso vivo, lo stesso degli scranni ad altezze diverse allineati lungo l’ellisse, destinati agli artisti del coro.

Roberto Covatta

Tredici anni e non sentirli; la Tosca secondo Hugo de Ana appartiene alla categoria degli “inossidabili”, ovvero a quegli spettacoli che non perdono smalto con il passare degli anni mantenedo vivo il loro fascino e la presa sugli spettatori.

Fabio Sartori

Tecnicamente tutto ineccepibile e di alto livello ma nulla è funzionale al dramma, né la visione d’insieme di McVicar riesce ad aumentare il carico introspettivo-patologico di ogni singolo personaggio, col rischio di abbandonare i quattro atti in una cornice che alla lunga risulta fissa e monotona.

Parte dalla platea, tutta rivolta al palco delle Autorità, infiamma i pachi e arriva su fino al loggione l’applauso interminabile che il pubblico della Scala riserva al Presidente Mattarella. Cinque minuti, lunghi e intensi, omaggio allo statista vero e schiaffone sonoro agli “statisti” improvvisati che momentaneamente detengono il potere; poi il “Canto degli Italiani”, che tutti gli Italiani cantano a squarciagola, intonatissimi e quasi sorpresi della propria forza.

In scena al Teatro dell’Opera di Roma il dittico verista Cavalleria rusticana/Pagliacci con la regia di Pippo Delbono e la direzione di Carlo Rizzi. Nella bagarre di contestazioni che hanno seguito la prima recita, soffermiamoci anzitutto su ciò che di buono si è visto alla seconda, ché l’obiettivo non è fare colpo sul lettore cavalcando l’onda delle polemiche, ma dare un resoconto oggettivo dello spettacolo.