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Gianluca Falaschi, costumista di vaglia qui al suo debutto alla regia, coglie con acume sia la matrice “domestica” della serenata – collocata da Metastasio in un “giardino di delizie presso Parigi” e dunque in un’Arcadia immaginaria che con la Terra Santa nulla ha a che vedere – sia l’astrattezza della musica.

Ha senso la rappresentazione in forma scenica di un oratorio? Se lo si fa nell’ambito di un festival – chiamato per la sua stessa natura alla sperimentazione – la risposta non può che essere affermativa.

Abbandonati il minimalismo e l’acromaticità cari a più di un allestimento del repertorio settecentesco Fabio Ceresa mette in scena uno spettacolo iperbarocco, ricchissimo di particolari, teso ad amplificare fasti passati rivedendoli però attraverso una lettura piena dell’ironia che comunque al Barocco si addice.