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Il nuovo allestimento proposto al Festival Verdi porta la firma di Andrea De Rosa ed è ascrivibile ad un tradizionale calligrafismo, nonostante l’azione sia calata in un non meglio identificato passato prossimo che i costumi terragni, di Alessandro Lai, e le scene scoscese dello stesso De Rosa non permettono di identificare con precisione.

Abbiamo assistito ad una prova di  teatro in musica inteso come rito, una celebrazione in cui l’officiante, forse meglio dire gli officianti, fa sì che chi assiste trovi dentro di sé le risposte che cerca; come in una seduta psicoanalitica che porti all’emersione dell’inconscio e di conseguenza alla risoluzione del problema.

Il minuscolo e sonorissimo teatro Verdi di Busseto risulta contenitore ideale per ridare vita a questa piccola opera che ad ogni ascolto ci appare più gradevole, questa volta anche un po’ di più grazie alla minuziosa edizione critica curata da Francesco Izzo che la rende all’ascolto in una brillantezza inattesa.

Onore al Festival Verdi, che da qualche anno è finalmente tale, per la riproposizione del Macbeth 1847 nell’edizione critica di David Lawton, che consente di comprende pienamente il percorso che porterà Verdi alla revisione del 1865, consegnando alla storia un capolavoro di sintesi drammaturgica e musicale.

Tre i titoli di punta di questo Festival, a cui si affianca la produzione bussetana di Un giorno di regno, che nasce con e per i giovani in collaborazione con il Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, e tre registi estremamente diversi tra loro ma tutti capaci di esprimere un concetto personalissimo di teatro in musica.

Macbeth, Un giorno di regno, Le Trouvère, Attila sono le opere in programma al Festival Verdi 2018, anno della sua XVIII edizione, a Parma e Busseto dal 27 settembre al 21 ottobre.
4 opere, 3 nuovi allestimenti in 3 teatri diversi, 3 orchestre, 2 cori, 6 commissioni in prima assoluta, 25 eventi per 70 appuntamenti in 25 giorni.