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Il concerto del 18 marzo alla Scala è uno di quelli che vale la trasferta. Di nuovo alla guida della Filarmonica della Scala, Gianandrea Noseda ha offerto un programma con due protagonisti: Maurice Ravel, in prima parte con Ma mère l’oye e la Seconda Suite da Daphnis et Chloé, e Pëtr Il’ič Čajkovskij, che ha terminato il concerto con il suo estremo capolavoro, la Sinfonia n. 6 “Patetica”.

Con un programma monografico interamente dedicato a Gustav Mahler è tornata sul palco del Piermarini la Filarmonica della Scala. A guidarla, lo scorso 28 febbraio – e nei giorni successivi 1 e 2 marzo – il suo Direttore Principale Riccardo Chailly.

Dagli ori e dai fasti del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo a quelli del Teatro alla Scala di Milano. Un Piermarini in visibilio ha accolto il rientro della celebre orchestra russa del Mariinsky diretta da Valery Gergiev lo scorso 4 febbraio. Ad ospitarla la programmazione della Filarmonica della Scala.

«Meine Zeit wird kommen», «verrà il mio tempo», profetiche parole di Gustav Mahler riguardo all’aspra accoglienza che il pubblico riservò alla sua opera. Ancora Adorno, riferendosi al gradimento degli anni 1950/60: «Oggi Mahler è odiato.

Un concerto pregno di atmosfere simboliste ha concluso l’ottobre della Filarmonica della Scala. Lorenzo Viotti, al suo debutto con l’orchestra, ha scelto un programma tanto particolare quanto affascinante: Siegfried-Idyll di Wagner, L’isola dei morti di Rachmaninov, il Prélude à l’aprés-midi d’un faune di Debussy e il Poema dell’Estasi di Skrjabin.