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Florian Sempey

La menzogna si veste di carta, così come il teatro Donizetti – o meglio il suo cantiere – si spoglia degli spazi tradizionali rivelando la sua più intima nudità in un gioco delle parti che vede il pubblico in scena e nei palchi, testimone attivo dell’azione che si sposta nella platea – quasi un’arena –  svuotata dalle poltrone.