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Uscendo dalla Scala, al termine della terza rappresentazione di Alì Babà e i quaranta ladroni di Luigi Cherubini, mentre il tram sferragliava sulle rotaie di una Milano settembrina, riflettevo sul fatto che in mezzo a tanta indifferenza culturale, un gruppo di giovani – sotto il nome di una prestigiosa accademia internazionale – credono ancora che il melodramma è un genere per cui vale la pena vivere. E questo non è poco.