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Imogene e Alice Ford sono entrambe parti che segnano un’estensione graduale del repertorio dell’artista.

Purtroppo, Jacquelyne Wagner è stata anche la cosa più interessante di questa produzione. La regia di Robert Carsen è molto fascinosa, ambienta la vicenda in una Vienna anni ’30 in pieno Anschluss alla Germania nazista, ma non convince.

Apparentemente instancabili, Gianandrea Noseda e la sua Philharmonia Zürich hanno aperto la giornata di domenica 15 maggio con un matinée alle 11.15.

In questo Rheingold “domestico” sono risultati ancora più evidenti le logiche familiari che dominano la vicenda, anche grazie ad un cast omogeneo e preparatissimo, anche attorialmente.

Dopo gli studi in economia e in pianoforte al Mozarteum Matthias Schulz è Sovrintendente della Staatsoper Unter den Linden a Berlino dal 2018, dopo due anni come Ko-Intendant dal 2016.

Anja Silja

Sono molti i ricordi che conservo di Anja Silja (Berlino, 17 aprile 1940), il soprano tedesco, che fu bambina prodigio e che – istradata sulla via di Wagner dal nonno – iniziò precocemente una straordinaria carriera.  Uno in particolare mi riporta a Zurigo, nella piccola e confortevole sala dell’Opernhaus.

La famiglia, intesa nel senso più estensivo del termine, è il centro da cui tutto si sviluppa e intorno al quale tutto gira nell’Idomeneo che Jetske Mijssen,  insieme alla drammaturga Kathrin Brunner mette in scena alla Opernhaus Zürich, dando prova di aver compreso a fondo il senso dell’opera che segna l’ingresso di Mozart nella maturità.

Il regista canadese, al calare l’azione all’interno di un teatro, realizzato con geniale maestria da Anthony Ward che firma anche i bellissimi costumi, visto prima dalla platea e poi dal palcoscenico porta alla somma glorificazione dell’eroina eponima, con tutte le conseguenze che la “santità” comporta.