Articoli

Un concreto “didattico” è con tutta probabilità l’approccio più efficace per calarsi nel mondo musicale di un didatta. Antoine Reicha fu eminentemente questo: uno straordinario teorico capace di una produzione musicale di assoluto rilievo tecnico che solo nel suo ultimo periodo trova maggior libertà espressiva.
Ivan Ilíc, con il suo pianismo meditato ma sempre luminoso nei colori riesce a sdrammatizzare l’ansia da prestazione che in più di un momento caratterizzala musica di Reicha. Il tocco è morbidamente deciso, la ricerca di colori costante, il legato usato con oculatezza.

Ci sono compositori che fanno del rigore formale la loro cifra più immediatamente distinguibile; una sorta di firma che accompagna pressoché tutta la loro produzione. Antoine Reicha, boemo di nascita, di educazione viennese e francese per vocazione appartiene sicuramente a questa categoria seppur con qualche distinguo, dati da improvvise e spiazzanti arditezze armoniche che fanno di lui un autore da riscoprire, superando in certo modo la sua fama di didatta.

Dopo la riscoperta di opere di Étienne-Nicolas Méhul e di Charles-Simon Catel, il Palazzetto Bru Zane prosegue nella sua esplorazione dei primi decenni del XIX secolo, interessandosi ora alla figura di Antoine Reicha (1770-1836), didatta di riferimento della generazione romantica (Berlioz, Franck, Liszt e Gounod, fra gli altri, furono suoi allievi).