Articoli

Uscendo dalla Scala, al termine della terza rappresentazione di Alì Babà e i quaranta ladroni di Luigi Cherubini, mentre il tram sferragliava sulle rotaie di una Milano settembrina, riflettevo sul fatto che in mezzo a tanta indifferenza culturale, un gruppo di giovani – sotto il nome di una prestigiosa accademia internazionale – credono ancora che il melodramma è un genere per cui vale la pena vivere. E questo non è poco.

Dopo la pausa estiva il Teatro alla Scala riapre il 1° settembre con Alì Babà di Luigi Cherubini con la direzione di Paolo Carignani, la regia di Liliana Cavani, le scene di Leila Fteita, i costumi di Irene Monti e la coreografia di Emanuela Tagliavia. Lo spettacolo impegna l’Orchestra, il Coro e i solisti dell’Accademia Teatro alla Scala, insieme ai giovani allievi della Scuola di Ballo.

Il regista canadese, al calare l’azione all’interno di un teatro, realizzato con geniale maestria da Anthony Ward che firma anche i bellissimi costumi, visto prima dalla platea e poi dal palcoscenico porta alla somma glorificazione dell’eroina eponima, con tutte le conseguenze che la “santità” comporta.