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Stanno giungendo al termine le rappresentazioni del Trittico di Puccini nell’ allestimento che Cristina Pezzoli creò nel 2007 per il circuito lirico dell’ Emilia Romagna e per i teatri Modena Piacenza Reggio Emilia, che si concluderanno agli inizi di marzo a Ferrara.

Tra la Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste e il Teatro Nuovo Giovanni da Udine non sempre i rapporti sono stati idilliaci. La stagione in corso, però, segna una svolta e da Trieste sono arrivati o arriveranno nel capoluogo friulano i tre appuntamenti con la grande lirica che il Giovanni da Udine ospita nell’ambito della sua attraente stagione di musica e danza 2017/2018.

Cattivi, infingardi, avidi, egoisti: così sono i bohémiens secondo Graham Vick che, ancora una volta, dà prova del suo genio. La sua Bohème, che inaugura la stagione 2018 del Teatro Comunale di Bologna colpisce come un ceffone ben assestato e costringe a riflettere, ovvero adempie alla missione prima che il teatro deve porsi come primaria ed essenziale.

L’opera lirica, che, con i suoi grandi autori e i suoi titoli più celebri, ha traghettato per decenni la cultura e la lingua italiana in tutto il mondo è oggi in crisi nel Paese in cui è nata, raccontano i dati di Operabase. Il quadro della cultura melodrammatica in Italia è quasi desolante.

Mentre Roma festeggia il compleanno di Héctor Berlioz e il Teatro dell’Opera ne rappresenta, non senza qualche polemica sul nuovo allestimento, La Damnation de Faust, Parigi dedica il suo dicembre lirico all’Opéra Bastille a La Bohème di Giacomo Puccini e dopo le dieci riprese della “vecchia” produzione di Jonathan Miller ne mette in cantiere una nuova di zecca.

La nuova produzione de La Bohème per la regia di Fabrizio Melano, uno dei registi che al Metropolitan di New York hanno lasciato un segno indelebile, si è rivelata una scelta vincente: “Allestire questa Bohème a Fiume mi entusiasma” aveva dichiarato il regista alla vigilia del debutto, “perché ho a disposizione un cast giovane, ricco di talento, che si presta a riportare l’opera come è stata rappresentata alle sue origini.”.

Tra tutti i ventagli che sventolavano in un’incandescente Arena sabato 5 agosto 2017 l’unico davvero indispensabile è quello della marchesa Attavanti che, lasciato all’Angelotti tra gli indumenti per celarne l’identità e facilitarlo nella fuga, metterà il segugio Scarpia sulla strada che lo condurrà tutti al tragico epilogo della vicenda.