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Al netto di particolari che non sono così decisivi ma che probabilmente i “talebani” in lotta contro il teatro di regia nell’opera giudicheranno scandalosi, lo spettacolo offre un’ambientazione allo stesso tempo molto sofisticata ma troppo carica.

Il non facile compito di ridare vita al Bruschino è stato affidato quest’anno – trascorso quasi un altro decennio – alla rinomata “sigla” Barbe & Doucet, che firma regia scene e costumi fa con questo spettacolo il suo debutto al ROF, dove giunge dopo avere raccolto molti successi da un capo all’altro dell’Europa.

Trentotto anni dopo, Pier Luigi Pizzi ha chiuso il cerchio di Mosè al Rossini Opera Festival. L’azione tragico-sacra scritta per il San Carlo di Napoli nel 1818 era stata la sua seconda prova registica a Pesaro, nel settembre del 1983.

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Il Festival sarà inaugurato il  9 agosto alle 19 alla Vitrifrigo Arena da Moïse et Pharaon, con Giacomo Sagripanti sul podio e regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi

ROF

La 42esima edizione del Rossini Opera Festival si terrà a Pesaro dal 9 al 22 agosto 2021. Il programma, mai così ricco, prevede quattro nuove produzioni (Moïse et Pharaon, Elisabetta regina d’Inghilterra, Il signor Bruschino e Stabat Mater), Il viaggio a Reims dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, otto concerti e il Gala Rossini finale, per un totale di 25 spettacoli.

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Dall’11 al 15 gennaio la mattina alle 10 e mercoledì 13 anche in prima serata. La prossima settimana sarà protagonista Emma Dante.

Si chiude questa sera con la quinta recita della Cambiale di matrimonio la 41esima edizione del Rossini Opera Festival, realizzata con un enorme sforzo organizzativo compiuto in condizioni proibitive e in tempi molto ristretti.

Michele Spotti, direttore d’orchestra appena 27enne, torna sul podio del Rossini Opera Festival per il quarto anno consecutivo e, in questa edizione particolare del festival pesarese, dirige due dei sei concerti con orchestra affidati ad alcuni dei principali interpreti rossiniani d’oggi.

Samoilov

Così, complice la crescente abitudine si mettono a fuoco impressioni più sottili ma non meno inquietanti. E tutte conducono verso una sola, ovvia e inoppugnabile considerazione: il teatro come lo abbiamo conosciuto finora è basato sulla presenza viva del pubblico almeno quanto sulle mirabolanti invenzioni che prendono vita sulla scena.

Nicola Alaimo non ha bisogno di presentazioni: è nato nella musica e per la musica e la sua carriera parla per lui. Lo incontriamo – virtualmente e in attesa che le luci dei palcoscenici internazionali si riaccendano – per una conversazione a tutto tondo sulla situazione attuale e non solo.