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Nel salotto di Emanuel Ax, il pianoforte è un protagonista squisitamente “demodé”. Che proprio per questo aspira però, legittimamente, all’universalità. Il fascino e l’eleganza non sono inutilmente esteriori, ma appaiono distillati con la classe di un pensiero musicale sofisticato e lungamente elaborato, lontano dalla tendenza del pianismo di oggi, atletico, estroverso, “tirato”. Vicino invece a una sensibilità che gioca l’espressione su un suono dalle sfumature delicate eppure straordinariamente nitide.

La Società del Quartetto di Vicenza inaugura venerdì 9 novembre la stagione musicale 2018/19 del Teatro Comunale di Vicenza e la sua rassegna di concerti numero 109 ospitando la Chamber Orchestra of Europe.

Se avessimo un solo aggettivo per definire il programma del concerto di Lilya Zirberstein, giunta a sostituire il previsto Murray Perahia per l’ultimo concerto della stagione della Società del Quartetto, sceglieremmo di usare l’intraducibile gemütlich, che sta a significare un misto di piacevole calore e di appagamento intimo.

Bisogna ascoltare la “fosca Passacaglia” che costituisce il basso ostinato di Der Doppelgänger (copyright Mario Bortolotto nell’indispensabile – anche mezzo secolo dopo –  Introduzione al Lied romantico), per capire quanto l’ultimo Schubert sia un oscuro universo nel quale leggerezza e candore sono ormai diventati antimateria.

Beethoven è in ritardo di quasi un anno. Naturalmente, lo si dice per gusto del paradosso. Uno avanti come Ludwig van, per definizione non può essere in ritardo: anzi, appare quasi sempre in anticipo, sul quadrante della storia e a maggior ragione su quello della musica. Molto più semplicemente, il ritardo è di Filippo Gamba, l’eccellente pianista veronese cui la Società del Quartetto di Vicenza ha affidato l’esecuzione delle integrale delle Sonate per pianoforte del genio tedesco.

Il Classicismo “mediterraneo” di Boccherini e quello viennese di Mozart erano messi a confronto nel più recente concerto della Società del Quartetto, che ha visto di scena al teatro Comunale di Vicenza l’Orchestra da camera di Brescia e il duo pianistico Canino-Ballista. Da una parte, la Sinfonia in Re minore detta “La casa del diavolo” del lucchese che si accasò in Spagna (1776), dall’altro quel prodigioso frutto del genio concertante di Amadé che è il Concerto per due pianoforti e orchestra K. 365.

Volendo dividere in due serate l’esecuzione dell’integrale delle Sonate e Partite per violino solo di Bach, Suyoen Kim ha operato una scelta piuttosto asimmetrica e del tutto personale.

Una serata cameristica nel vero senso della parola quella proposta dalla Società del Quartetto, nella quale un formidabile trio ha affrontato un programma con pagine che potrebbero definirsi in qualche modo  “di nicchia”, composte in un arco di tempo tanto ristretto quanto ricco di innovazioni per quanto attiene all’evoluzione degli strumenti e del corno in particolare.

Alexander Lonquich sta dimostrando di non essere solo un grande pianista e un talentuoso direttore d’orchestra, ma anche un accorto “fabbricante” di quei piccoli universi musicali che sono – dovrebbero essere – i programmi dei concerti.

Agli antipodi di Prova d’orchestra, ecco Spira Mirabilis. L’immagine molto italiana (ma con un fondo di verità generale) della superficialità, dell’indifferenza, dell’anarchia e infine del caos generato dalla seduta di prova di un complesso strumentale, si rovescia virtuosamente nel progetto nato giusto dieci anni fa: un’orchestra internazionale (ma con un buon tasso di italianità fra i componenti e con sede italiana) che non necessita nemmeno di un direttore per il semplice fatto che la sua autodisciplina e la sua coesione rendono non necessaria la “forza unificante” di una bacchetta purchessia.