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Appartiene alla categoria del “ripiego” di lusso che diventa evento il recital di Angela Hewitt al Comunale di Vicenza per la Società del Quartetto, a sottolineare la qualità delle relazioni artistiche e della visione culturale di questa associazione.

L’eccezionalità del concerto tenuto a Vicenza dai Fiati dell’Orchestra di Santa Cecilia con il pianista Pietro De Maria – intendendo il termine nel senso primo: evento che costituiva un’eccezione – è stata sottolineata alla fine, al momento dei bis, da una battuta di De Maria.

L’altra sera il giro si è allargato con il debutto vicentino – sala grande del Teatro Comunale – dell’Ensemble Scharoun, intitolato all’architetto che progettò fra gli anni Cinquanta e i primi Sessanta la Philharmonie, l’edificio a sua volta mitico che è la casa madre dell’orchestra, fra il Tiergarten e la Potsdamerplatz, fino a trent’anni fa a poche centinaia di metri dal Muro.

Negli ultimi anni – qualche decennio in verità – le Sonate per pianoforte di Beethoven stanno rapidamente perdendo la centralità nel repertorio che hanno avuto a lungo, crescente nel secondo Ottocento, sicura e trionfante nel Novecento a cavallo della seconda guerra mondiale e almeno fino agli anni Ottanta.

Nel salotto di Emanuel Ax, il pianoforte è un protagonista squisitamente “demodé”. Che proprio per questo aspira però, legittimamente, all’universalità. Il fascino e l’eleganza non sono inutilmente esteriori, ma appaiono distillati con la classe di un pensiero musicale sofisticato e lungamente elaborato, lontano dalla tendenza del pianismo di oggi, atletico, estroverso, “tirato”. Vicino invece a una sensibilità che gioca l’espressione su un suono dalle sfumature delicate eppure straordinariamente nitide.

La Società del Quartetto di Vicenza inaugura venerdì 9 novembre la stagione musicale 2018/19 del Teatro Comunale di Vicenza e la sua rassegna di concerti numero 109 ospitando la Chamber Orchestra of Europe.

Se avessimo un solo aggettivo per definire il programma del concerto di Lilya Zirberstein, giunta a sostituire il previsto Murray Perahia per l’ultimo concerto della stagione della Società del Quartetto, sceglieremmo di usare l’intraducibile gemütlich, che sta a significare un misto di piacevole calore e di appagamento intimo.

Bisogna ascoltare la “fosca Passacaglia” che costituisce il basso ostinato di Der Doppelgänger (copyright Mario Bortolotto nell’indispensabile – anche mezzo secolo dopo –  Introduzione al Lied romantico), per capire quanto l’ultimo Schubert sia un oscuro universo nel quale leggerezza e candore sono ormai diventati antimateria.

Beethoven è in ritardo di quasi un anno. Naturalmente, lo si dice per gusto del paradosso. Uno avanti come Ludwig van, per definizione non può essere in ritardo: anzi, appare quasi sempre in anticipo, sul quadrante della storia e a maggior ragione su quello della musica. Molto più semplicemente, il ritardo è di Filippo Gamba, l’eccellente pianista veronese cui la Società del Quartetto di Vicenza ha affidato l’esecuzione delle integrale delle Sonate per pianoforte del genio tedesco.

Il Classicismo “mediterraneo” di Boccherini e quello viennese di Mozart erano messi a confronto nel più recente concerto della Società del Quartetto, che ha visto di scena al teatro Comunale di Vicenza l’Orchestra da camera di Brescia e il duo pianistico Canino-Ballista. Da una parte, la Sinfonia in Re minore detta “La casa del diavolo” del lucchese che si accasò in Spagna (1776), dall’altro quel prodigioso frutto del genio concertante di Amadé che è il Concerto per due pianoforti e orchestra K. 365.