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E’ dall’ormai lontano 1871 che Lucrezia Borgia, uno dei gioielli della Donizetti renaissance del secolo scorso, mancava dalle scene del Teatro Verdi di Trieste dove fu rappresentata con una certa frequenza nel corso dell’Ottocento.

Paolo Arrivabeni

In Verdi il dramma personale è inscindibile da quello politico, con una netta prevalenza del primo sul secondo: i Due Foscari non fanno eccezione.

Tre volte nel corso della sua vita Gaetano Donizetti si imbatte, o più probabilmente ricerca, Elisabetta I regina d’Inghilterra, cogliendola in altrettanti momenti cruciali della sua vita.

Venti minuti di applausi, anche “à la russe” e lanci di fiori da palchi e gallerie; così si è consumato l’addio alle scene di Mariella Devia, con il pubblico commosso e tutto in piedi a tributare un omaggio sincero e tuttavia sobrio, in puro stile Devia, ad un’artista dalla carriera limpida come poche, senza sbavature o cedimenti, fondata su scelte precise di repertorio, disciplina e studio costante, lontana anni luce da qualsiasi indulgenza divistica.