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Venerdì 6 maggio il giovane direttore che dal 2023 guiderà l’Opera di Francoforte
prende il posto del convalescente Daniel Barenboim
sul podio della West-Eastern Divan Orchestra

Bechtolf assieme allo scenografo Rolf Glittenberg scelgono una lettura lineare, non priva di elementi scenici atti a movimentare la narrazione […]

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Esa-Pekka Salonen alla Scala era un evento da non perdere. Certo, il direttore finlandese vi è tornato come parte di una tournée con l’Orchestre de Paris, ma intanto il pubblico milanese ha potuto nuovamente accoglierlo. E che accoglienza gli ha riservato, con ovazioni prima ancora di cominciare e un trionfo al termine.

Complice di questa importante e ormai promossa regia la direzione dello spagnolo Pablo Heras-Casado, maestro dal repertorio eclettico che spazia con disinvoltura dal Rinascimento al Novecento.

Il protagonista di questa serata, e non nascondo la mia gioia, è stato Skrjabin. Del visionario compositore sono stati eseguiti il Concerto per pianoforte e orchestra op. 20 e, dopo l’intervallo, il Poema dell’Estasi.

Sul podio non più Valery Gergiev ma il suo giovane assistente Timur Zangiev la cui notizia della sua bravura si era già diffusa durante le prove di questa produzione. 

Il capolavoro di Cilea  – tardoromantico per certi aspetti, verista per altri-– è un’opera che esige una compagnia di canto vocalmente agguerrita, duttile nel gestire l’alternarsi del canto spiegato con quello più elegiaco fino fino a raggiungere vertici di saturazione emotiva nel declamato.  

Lo spettacolo di Py, nonostante i densi contenuti librettistici, risulta nitido e facilmente intelligibile, al di là dei nudi in scena che ormai non destano più scalpore, forse la pantomima delle tentazioni poteva essere più caricaturizzata.

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Sta di fatto che se il Mozart o addirittura il leggendario Vivaldi della Mutter – alla corda, vibrato, ricco di sonorità e qualche abbandono – può far storcere il naso a coloro che hanno sentito Mozart e Vivaldi suonare la propria musica in modo asettico, personalmente li trovo non solo estremamente coinvolgenti ma anche particolarmente aderenti alla scrittura e pertanto convincenti. 

Frigerio è stato attivo per oltre mezzo secolo nella prosa, nell’opera e nel cinema imponendosi tra le figure cardine della cultura italiana del ‘900: uno scenografo capace di lasciare un segno decisivo sugli spettacoli di tutti grandi registi con cui ha lavorato, da Strehler a Ronconi, da Liliana Cavani a Graham Vick.