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Proviene dal Festival di Glyndebourne questa nuova produzione de La finta giardiniera, dramma giocoso in due atti su libretto di Giuseppe Petroselli musicato dal diciannovenne Wofgang Amadeus Mozart. A Milano fece la sua prima apparizione nel giugno del 1970 alla Piccola Scala con ripresa nell’aprile dell’anno successivo, dopodiché si son perse le tracce.

Il regista tedesco legge Ernani come una storia di onore e vendetta più che di amore. Tutti i personaggi sono avvinti da una sete di possesso e di rivendicazione della propria posizione sociale. Elvira è al centro di questo quadrilatero tra Ernani, Silva e Carlo e si destreggia come può tirata da una parte e dall’altra.

Riportiamo integralmente il Comunicato Stampa inviato alla redazione dal Teatro alla Scala di Milano: Si comunica che a causa di un’improvvisa indisposizione Sonya Yoncheva è costretta a rinunciare al recupero del recital di canto previsto per martedì 18 settembre.

Minuti e minuti di applausi scroscianti e numerose chiamate alla ribalta per i due protagonisti hanno decretato il successo di una serata di balletto di rara perfezione, che ha presentato lo scorso 7 settembre sulle scene di un affollatissimo Teatro alla Scala La Bayadère, iconico titolo del grande repertorio classico interpretato dalla coppia Svetlana Zakharova – Denis Rod’kin, insieme al Corpo di Ballo del Teatro Bol’šoj di Mosca.

Uscendo dalla Scala, al termine della terza rappresentazione di Alì Babà e i quaranta ladroni di Luigi Cherubini, mentre il tram sferragliava sulle rotaie di una Milano settembrina, riflettevo sul fatto che in mezzo a tanta indifferenza culturale, un gruppo di giovani – sotto il nome di una prestigiosa accademia internazionale – credono ancora che il melodramma è un genere per cui vale la pena vivere. E questo non è poco.

Domenica 16 settembre laVerdi torna al Teatro alla Scala di Milano con il tradizionale concerto straordinario di inizio autunno, che apre le porte alla nuova Stagione, densa di anniversari importanti, tra cui i 25 anni dell’Orchestra sinfonica.

Dopo la pausa estiva il Teatro alla Scala riapre il 1° settembre con Alì Babà di Luigi Cherubini con la direzione di Paolo Carignani, la regia di Liliana Cavani, le scene di Leila Fteita, i costumi di Irene Monti e la coreografia di Emanuela Tagliavia. Lo spettacolo impegna l’Orchestra, il Coro e i solisti dell’Accademia Teatro alla Scala, insieme ai giovani allievi della Scuola di Ballo.

Il ritorno del Pirata di Bellini e di Francesca da Rimini di Zandonai a distanza di sessant’anni dalle celeberrime rappresentazioni milanesi, insieme al recente debutto (!) scaligero del Fierrabras di Schubert, sono un segno importante di un’operazione culturale che va al di là di un mero recupero musicale.

Se all’epoca il progetto registico di Deborah Warner accolse qualche perplessità, a distanza di tempo si può affermare che la negazione di una definizione spazio-temporale e la volontà di stilizzare la dimensione affettiva – complice la concertazione di Myung-Whun Chung – hanno reso ancora più incisivo il messaggio beethoveniano.

Ancora troppo poco si sa della produzione teatrale di Franz Schubert, il quale oltre alle più celebri pagine liederistiche, cameristiche e pianistiche ha prodotto una ventina di titoli operistici, di cui sette rimasti incompiuti.