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Un olio su tela romantico, fatto di bianchi e neri e mezzetinte, il balletto Winterreise che ha debuttato alla Scala di Milano in prima assoluta lo scorso 24 gennaio […]. Una creazione, questa di Angelin Preljocaj, che meriterebbe di essere vista almeno due volte, perché nella sua densità e pregnanza di significato richiede una certa preparazione della mente e dello spirito

In una Scala gremita di pubblico (come non sempre avviene nei recital di canto), si è tenuto ieri il concerto del mezzosoprano francese Marianne Crebassa e del pianista turco Fazil Say.

Le celebrazioni della Memoria riportano ogni anno alla luce importanti e drammatiche testimonianze, segni indelebili di chi ha subito l’incubo delle leggi razziali. Fra le tante vittime Vittore Veneziani, nome oggi pressoché dimenticato, la cui storia merita di essere conosciuta e il suo valore riconosciuto.

Nell’ambito delle celebrazioni del XIX Giorno della Memoria il Teatro alla Scala, in collaborazione con l’associazione Figli della Shoah e con l’associazione ANPI provinciale di Milano, ha aperto le porte a un evento che rimarrà nella storia.

In scena non un concerto commemorativo, ma la testimonianza di una donna scampata allo sterminio di Auschwitz: Liliana Segre.

«Meine Zeit wird kommen», «verrà il mio tempo», profetiche parole di Gustav Mahler riguardo all’aspra accoglienza che il pubblico riservò alla sua opera. Ancora Adorno, riferendosi al gradimento degli anni 1950/60: «Oggi Mahler è odiato.

Martedì 22 gennaio alle ore 10.30, in preparazione del Giorno della Memoria, il Teatro alla Scala ospita una testimonianza della Senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, che racconterà la sua esperienza alla cittadinanza milanese e ai ragazzi di alcune scuole.

Disquisire su come e perché “Winterreise” di Franz Schubert sia un caposaldo della Musica di tutti i tempi toglierebbe alla stessa la sua natura assoluta di capolavoro formale, estetico ed etico.

Torna Traviata alla Scala, titolo verdiano inflazionatissimo ma che non cessa mai di aprire infiniti e inaspettati spiragli interpretativi.

Dopo il successo di Attila il 7 dicembre, il primo titolo del 2019 è ancora verdiano: il Teatro alla Scala riprende lo spettacolo firmato da Liliana Cavani nel 1990 per un totale di dodici rappresentazioni.

Il ricordo di Attila alla Scala svanirà presto. Sfumeranno Livermore e la sua regia passepartout – sangue, macerie, video, tableau vivant da Raffaello e citazioni cinefile da Portiere di notte; Chailly e la sua direzione protesa a far sembrare capolavoro quel che capolavoro non è […]