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La storia esecutiva della Sesta e della Settima Sinfonia inizia con due degli eventi pubblici più noti, ma anche più singolari – se confrontati l’uno con l’altro – della biografia di Beethoven. Le prime esecuzioni si ebbero infatti a Vienna, a distanza di cinque anni, nel corso di concerti dai risultati praticamente opposti, fra i poli del vero e proprio disastro e del trionfo.

In qualche momento, sembra che un vento impetuoso soffi sul palcoscenico. I contrabbassi ondeggiano, le file dei fiati si piegano ritmicamente, i percussionisti, in alto, sembrano quasi faticare a restare in piedi. Gli archi, a un certo punto, cercano protezione dietro ai loro leggii. È qualcosa di più, e di diverso, della frenesia cinetica che talvolta anima le big band del jazz.

Gerusalemme diventa la Vienna della Secessione, la terrazza del palazzo di Erode è illuminata da tre lampadari Jugendstil che pendono fra le colonne austere di un portico; l’ombra prevale sulla luce e crea immagini fugaci eppure nettamente stagliate nello spazio.

Nell’ambito degli omaggi resi a Rossini in occasione dei 150 anni dalla sua scomparsa si è inserito il concerto straordinario offerto dalla Fondazione Arena di Verona che ha presentato al Teatro Filarmonico sabato 20 maggio la Petit messe solennelle giocata tutta in casa, […]

Quasi sempre gli spettacoli invecchiano, anche quelli che al loro primo apparire hanno suscitato ammirazione e meraviglia. È inevitabile che ciò accada, specialmente se hanno una forte caratterizzazione “d’autore”: la visione dei loro creatori è legata a sensibilità e gusto nello spirito del tempo (nei casi migliori, lo precedono), come pure alla ricezione dei compositori, che non di rado muta con il proseguire degli studi storici.

Dodici anni e dimostrarli un po’; tanti ne ha l’allesimento delle Nozze di Figaro firmato da Mario Martone. Se al suo primo apparire tutto sembrava fresco e a posto, oltre che del tutto coerente con lo spirito del capo d’opera mozartiano oggi, rivedendolo per la quarta volta, qualcosa ci sembra non funzionare più così bene.

La “camera letale” di Desdemona, come la chiamava Arrigo Boito, è un cubo che si muove e si rigira in scena, aperto da un lato per rivelare appunto il letto della sfortunata moglie di Otello e per contenere pochi altri oggetti, fra cui una statua della Madonna, lì portata con una specie di processione durante i cori del secondo atto.

Entusiasmante conclusione della stagione sinfonica dell’Accademia Filarmonica di Verona con un concerto straordinario del pianista russo Grigory Sokolov. Un fine stagione che ha consentito al numerosissimo pubblico presente al Teatro Filarmonico di ascoltare uno dei più formidabili interpreti al pianoforte oggi in circolazione […]