Articoli

Opera, danza, concerti, spettacoli dedicati ai giovani, ai più piccoli e alle famiglie compongono la Stagione 2019-2020 del Teatro Regio di Parma, attraversata dal fil rouge del Tempo, tema ispiratore di Parma Capitale italiana della Cultura 2020, con 40 eventi complessivi per oltre 100 appuntamenti da ottobre 2019 a giugno 2020.

In seguito alle numerose repliche nei teatri del circuito emiliano, Andrea Chénier approda a Parma riscuotendo ampi consensi da parte del pubblico che affollava la sala del teatro Regio.

Il nuovo allestimento proposto al Festival Verdi porta la firma di Andrea De Rosa ed è ascrivibile ad un tradizionale calligrafismo, nonostante l’azione sia calata in un non meglio identificato passato prossimo che i costumi terragni, di Alessandro Lai, e le scene scoscese dello stesso De Rosa non permettono di identificare con precisione.

Abbiamo assistito ad una prova di  teatro in musica inteso come rito, una celebrazione in cui l’officiante, forse meglio dire gli officianti, fa sì che chi assiste trovi dentro di sé le risposte che cerca; come in una seduta psicoanalitica che porti all’emersione dell’inconscio e di conseguenza alla risoluzione del problema.

Onore al Festival Verdi, che da qualche anno è finalmente tale, per la riproposizione del Macbeth 1847 nell’edizione critica di David Lawton, che consente di comprende pienamente il percorso che porterà Verdi alla revisione del 1865, consegnando alla storia un capolavoro di sintesi drammaturgica e musicale.

Tre i titoli di punta di questo Festival, a cui si affianca la produzione bussetana di Un giorno di regno, che nasce con e per i giovani in collaborazione con il Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, e tre registi estremamente diversi tra loro ma tutti capaci di esprimere un concetto personalissimo di teatro in musica.

Mancano pochi giorni all’inizio del Festival Verdi 2018, che dall’arrivo di Anna Maria Meo alla Direzione Generale sembra essere rinato, diventando un festival vero, con proposte capaci di attrarre un pubblico cosmopolita ma attento anche agli spettatori “tradizionali”. Abbiamo raggiunto telefonicamente la Meo per porle qualche domanda.

L’inaugurazione della Stagione Lirica è nel nome di Giuseppe Verdi con Un ballo in maschera, dedicato direttore parmigiano Cleofonte Campanini nel centenario della morte e presentato nello storico allestimento realizzato da Giuseppe Carmignani nel 1913, in occasione delle prime celebrazioni verdiane, ideate, finanziate e dirette dallo stesso Campanini.

Nel nuovo magazine annuale dedicato al Festival Verdi immagini e illustrazioni originali, saggi e approfondimenti di taglio scientifico e divulgativo, commissionati a studiosi verdiani di massimo rango.

Si scrive Roberto Devereux, si legge Mariella Devia, che ancora una volta è stata protagonista di una prova perfetta. Tutto gira intorno alla sua Elisabetta dolente e disillusa il cui gesto si plasma su un canto tutto sui fiati, il suo, quello giusto, fatto di tecnica e passione.