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“Che cos’è la dodecafonia? È anche uno stato d’animo” diceva Luigi Dallapiccola, quarto padre della dodecafonia – insieme a Arnold Schönberg, Alban Berg, Anton Webern – e artista tra i più straordinari della storia musicale del nostro Novecento che ha compiuto la sua rivoluzione dodecafonica nello stile italiano.

La straordinaria unione fra musica e gesto che si fondono compenetrando la loro natura più intima non si limita a dare l’idea di Preghiera in quanto sono esse stesse Preghiera, intesa come il più puro ed immediato (privo di mediazione) dialogo fra Naturale e Spirituale.

Se «Venezia guarda a Est» con il 61° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia (29 settembre-8 ottobre), l’Orchestra di Padova e del Veneto guarda a Venezia, aspettando i tre appuntamenti internazionali che la vedranno protagonista nel prestigioso cartellone lagunare. Il filo rosso della programmazione 2017, firmata dal Direttore artistico Ivan Fedele, sarà infatti l’Oriente, con autori e musiche provenienti da Cina, Corea e Giappone.

Ci sono compositori che fanno del rigore formale la loro cifra più immediatamente distinguibile; una sorta di firma che accompagna pressoché tutta la loro produzione. Antoine Reicha, boemo di nascita, di educazione viennese e francese per vocazione appartiene sicuramente a questa categoria seppur con qualche distinguo, dati da improvvise e spiazzanti arditezze armoniche che fanno di lui un autore da riscoprire, superando in certo modo la sua fama di didatta.

Una presentazione sapida e solo in apparenza leggera quella che Alexandre Dravitki e Rosa Giglio hanno dedicato ad Antoine Reicha (nato Antonin Rejcha) illustrando i concerti del ciclo “Antoine Reicha, musicista cosmopolita e visionario”, in programma a Venezia al Palazzetto Bru Zane e alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (con un détour alle Sale Apollinee della Fenice) dal 23 settembre al 4 novembre.