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Francesco Meli

A volte ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a provare a fare uscire il mondo della lirica dai sentieri riconosciuti e anche troppo battuti, a volte un po’ logorati dal tempo e dalle intemperie.

Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna recita il detto. Ma cosa accade quando questa donna non è altro che un arrivista assetata di potere disposta a tutto per ottenerlo? Nel Macbeth inaugurale del Teatro la Fenice di Venezia, il regista Damiano Michieletto trasforma la scena nella rappresentazione onirica del protagonista.

Poco dopo il grande e incontrastato successo delle sue mirabili interpretazioni di Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino, Riccardo Muti è ritornato sul titolo verdiano a Ravenna per la Italian Opera Academy, che si è tenuta dal 21 luglio al 3 agosto.

Che cos’è l’opera? Una definizione corrente potrebbe essere: uno spettacolo in cui la narrazione di una vicenda umana avviene attraverso la musica e le parole, con l’ausilio di scene e costumi e di una regia che governa l’azione. La definizione che Riccardo Muti oggi impone […] è profondamente diversa: l’opera […] è fatta di musica e parole, non c’è bisogno d’altro.

Dopo Carmen e Aida il 96° Opera Festival porta in cartellone Turandot, l’Incompiuta di Giacomo Puccini. L’allestimento proposto è una ripresa di quello ideato nel 2010 da Franco Zeffirelli, che ne curò scene e regia. Il termine più adatto per descrivere l’impianto registico è “appagante”, ogni senso è stimolato e nessun elemento richiamato alla mente dalla musica è tradito sul palco.

Composta sul finire del 1848, solo tre anni prima del Rigoletto, La battaglia di Legnano è in pratica la vera e forse unica opera risorgimentale di Verdi, ben più di Nabucco o Vespri. Il merito va in gran parte all’ostinazione del librettista Salvatore Cammarano, perché Verdi e Ricordi avrebbero preferito un soggetto ricavato dal più apertamente patriottico Rienzi di Bulwer-Lytton.