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Francesco Meli

A volte ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio a provare a fare uscire il mondo della lirica dai sentieri riconosciuti e anche troppo battuti, a volte un po’ logorati dal tempo e dalle intemperie.

Robert Carsen

Eppure la Traviata in Fenice è qualcosa che va visto almeno una volta, che va goduto prima che ben nota regia di Carsen (che si sta ormai avvicinando all’età in cui potrà prendersi la patente e sgommare lungo le calli veneziane) venga definitivamente accantonata. Cosa che, suppongo, succederà prima o poi.

Paolo Arrivabeni

In Verdi il dramma personale è inscindibile da quello politico, con una netta prevalenza del primo sul secondo: i Due Foscari non fanno eccezione.

Robert Wilson Otello

Con Zubin Mehta e l’Otello di Verdi si è concluso il Festival di Pasqua del Festspielhaus di Baden-Baden, celebre festival della cittadina termale nel sud-ovest della Germania.

La regia trae spunto dalla vita del compositore e dalla tormentata lotta contro la propria omosessualità. Le cronache raccontano il tentativo di “di redimere la propria anima dalle sofferenze morali che lo avevano afflitto negli ultimi anni” (cit. Modest Čajkovskij) attraverso un matrimonio che fallisce miseramente.

Il nuovo allestimento proposto al Festival Verdi porta la firma di Andrea De Rosa ed è ascrivibile ad un tradizionale calligrafismo, nonostante l’azione sia calata in un non meglio identificato passato prossimo che i costumi terragni, di Alessandro Lai, e le scene scoscese dello stesso De Rosa non permettono di identificare con precisione.