Torino: un Ratto senza regia
Il Ratto dal serraglio di Wolfgang Amadeus Mozart è la seconda opera in scena al Teatro Regio di Torino, per la nuova Stagione artistica, dopo l’applaudito successo della Francesca da Rimini pucciniana. Un salto di repertorio e di proposta musicale, che vede messa in scena una delle più note “turcherie” che nel teatro d’opera si conosca, nonostante la sua esecuzione non sia così frequente, almeno nel panorama italiano. Opera in tre atti che unisce comicità e sentimento, con una storia ambientata in Oriente che ha per protagonisti i temi dell’amore, della libertà e del perdono. In estrema sintesi, infatti, nell’opera ci viene raccontata la storia di Konstanze e del suo amore per Belmonte, che insieme ai loro servi Pedrillo e Blonde, vengono rapiti e venduti come schiavi al Pascià Selim. I loro tentativi di fuga vengono ostacolati dal severo Osmin, il custode del serraglio. Alla fine, saranno tolleranza e perdono ad illuminare saggiamente Selim, che libererà tutti, con una morale intonata dal coro e protagonisti a chiusura della narrazione.
La produzione proveniente dall’Opéra Royal de Versailles, è firmata dal noto attore e regista francese Michel Fau (con la ripresa e l’adattamento torinese di Tristan Gouaillier), che ha creato un allestimento sicuramente di grande impatto, sontuoso e teatrale, ispirandosi all’Oriente del XVIII secolo. Partiamo dalle cose che si possono apprezzare e di cui si può ben parlare: le scenografie di Antoine Fontaine e i costumi di David Belogou, con uno stile ispirato alle luci calde delle lampade a olio settecentesche. Ritroviamo la poesia dell’Oriente, nelle linee e nelle rifiniture che richiamano i grandi palazzi musulmani, dove il grande muro che protegge il palazzo si apre e si chiude rivelandoci gli interni, con un gioco di prospettive e di proiezione scenica di pregio: gran finale con il coro che intona la morale, mentre il Pascià Selim vola su un tappeto magico. Di pregio l’uso delle luci, curate da Joël Fabing.
Apprezzato il bello, va detto ciò che non c’era: una regia. Un’idea di azione scenica che uscisse dalle indicazioni da libretto, un movimento che permettesse ai cantanti coinvolti di sviluppare i personaggi in maniera propositiva: si è assistito, ahinoi, ad uno spettacolo apprezzabile per la scenografia ed i costumi, non per lo sviluppo della narrazione. Come marionette mosse da fili, i personaggi hanno usato lo spazio scenico (assai diverso da quello dell’Opéra Royal de Versailles), risultando anonimi ed in balia di loro stessi.
Decisamente meglio sul versante musicale, dove la direzione d’orchestra delle sapienti mani di Gianluca Capuano conferma l’illuminata predilezione del direttore per il repertorio settecentesco, sapendo compensare con la musica là dove è assente l’azione scenica, trovando e ricercando colori, nuance e ricami sonori, sapendo con buongusto rendere le turcherie musicali presenti nell’opera, davvero turche! Ritmo, tenuta orchestrale e pieno controllo degli equilibri tra palco e buca permettono di apprezzare le doti di Capuano, qui al suo debutto al Regio di Torino: e nel debutto, è assolutamente apprezzabile l’intesa creatasi con l’Orchestra, sempre eccellente e assai flessibile nell’adattarsi al repertorio, dando prova di assoluta qualità. Qualità che ritroviamo anche negli interventi corali, grazie anche alla preparazione del maestro del Coro, Ulisse Trabacchin.
La Konstanze del soprano Olga Pudova parte assai trattenuta in un ruolo che la dovrebbe veder svettare in fioriture, virtuosismi e slanci di coloratura tali da attirare odi e applausi del pubblico. Assistiamo invece ad un lavoro sul personaggio alquanto anonimo, forse complice la totale assenza di regia, ma con un anonimato che ritroviamo anche nella voce, risalendo un po’ la china nell’evolversi dell’opera, senza mai prendere pieno possesso di quelle potenzialità che, almeno un tempo, si erano apprezzate.
Più coinvolto è il Belmonte del giovane e bel tenore americano Alasdair Kent, che tenta di sopperire ad una voce assai piccola e non perfettamente proiettata con un attento uso della parola e del suono, in una delicata costruzione di mezzevoci e coloriture, con l’intento di restituire un giovane innamorato e volenteroso uomo pronto a tutto per di riunirsi alla sua amata.
In un crescendo di bravura, si distingue la Blonde di Leonor Bonilla, giovane soprano spagnolo dalla voce frizzante, acuta e ben proiettata, spigliata nella scena e capace di rendere fresco e accattivante il suo ruolo; altrettanto interesse attira il Pedrillo del tenore Manuel Günther, interprete dalla voce non enorme ma in ordine, di buongusto e capace di essere un servo simpatico e ben caratterizzato.
Dalle voci acute passiamo a quella grave dell’Osmin di Wilhelm Schwinghammer, basso di pregevole voce, non profondissima ma ben usata, di solida emissione e di brunito colore, che ha saputo ben giostrarsi in un ruolo che lo vede sì cattivo custode ma, anche, buffo e simpatico uomo di fede musulmana, che con un bicchiere di troppo.. cede il passo agli inganni a suo discapito.
Efficace e in parte, l’attore Sebastian Wendelin ci restituisce un Selim guidato da saggezza e moralità, promotore di un finale a lieto fine.
A chiudere la carrellata di artisti coinvolti, va dato merito agli interventi corali dei Giannizzeri, che prendono vita grazie a Lorenzo Battagion, Eugenia Braynova, Roberta Garelli e Leopoldo Lo Sciuto, in forza dal Coro del Teatro, a rinnovata conferma della qualità artistica delle maestranze del Regio: a loro il compito di aprire e chiudere la scena, intonando le odi al Pascià Selim.
Si conclude con una risposta del pubblico ottima la seconda produzione torinese, lasciando ora spazio alla danza per il periodo invernale (con una parentesi operistica per famiglie dell’Hansel e Gretel di Humperdinck), invitando a ritrovarci, con l’opera, per una delle grandi produzioni del cigno pesarese: la Cenerentola di Gioachino Rossini a gennaio.
Leonardo Crosetti
(11 novembre 2025)
La locandina
| Direttore | Gianluca Capuano |
| Regia | Michel Fau r |
| Ripresa da | Tristan Gouaillier |
| Scene | Antoine Fontaine |
| Costumi | David Belugou |
| Luci | Joël Fabing |
| Personaggi e interpreti: | |
| Konstanze | Olga Pudova |
| Belmonte | Alasdair Kent |
| Blonde | Leonor Bonilla |
| Pedrillo | Manuel Günther |
| Osmin | Wilhelm Schwinghammer |
| Selim | Sebastian Wendelin |
| Giannizzero | Eugenia Braynova |
| Giannizzero | Roberta Garelli |
| Giannizzero | Leopoldo Lo Sciuto |
| Giannizzero | Lorenzo Battagion |
| Orchestra e Coro Teatro Regio Torino | |
| Maestro del Coro | Ulisse Trabacchin |










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