Tours: il Concert dans le noir sconvolge la prospettiva d’ascolto

Un’esperienza che non può lasciare indifferenti quella vissuta lo scorso 12 ottobre al teatro Olympia nell’ambito del Festival Concerts d’Automne.

Il “Concert dans le noir”, realizzato in collaborazione con un gruppo do oftalmologi del CHRU-Hôpital de Tours, è stata occasione per sensibilizzare il pubblico riguardo alle patologie degenerative della retina.

Un concerto in una sala completamente buia, con gli spettatori bendati e accompagnati ai rispettivi posti da straordinari liceali volontari che si sono specializzati nell’assistenza a persone non vedenti.

Il solo fatto di dover dipendere da qualcuno del quale ci si deve totalmente fidare e che guida ciascuno al proprio posto tenendolo sottobraccio e fornendo indicazioni verbali è già di per sé complesso; ci si deve fidare, totalmente. Le voci sono pacate, le istruzioni chiare e così poco a poco l’iniziale disagio si tramuta in complicità.

Finalmente seduti si attende e nell’attesa ci si concentra sui rumori circostanti; i suoni appaiono all’improvviso più definiti, un fruscio o un colpo di tosse sembrano un rumore nuovo.

La musica inizia, annunciata solo dall’arrivo discreto dei due interpreti – Julien Chauvin al violino e Justin Taylor al fortepiano, entrambi ascoltati e visti al concerto della sera precedente – improvvisa, quasi inattesa.

In programma la sonate per violino e pianoforte in sol maggiore K. 301 e K. 304 in re maggiore, due delle cinque “Palatine”, la Fantasia n°3 un re minore K. 385 e la Sonatina per violino e pianoforte in re maggiore D. 384 di Schubert.

Ebbene, l’ascolto della musica quando si è privati della vista cambia radicalmente.

Come si diceva non è importante solo quello che si ascolta ma il come lo si ascolta; tutto diventa più chiaro, l’elemento distraente ma allo stesso tempo non prescindibile della fisicità dell’esecutore viene a mancare ma non del tutto.

Di Chauvin e Taylor si percepisce il respiro che si uniforma alle dinamiche, il suono diventa di una purezza quasi astratta mettendo in luce non solo il bello ma anche la nota non perfettamente pulita o l’incertezza di un attimo in qualche passaggio.

La fonte sonora è di fronte all’ascoltatore ma la sua distanza è ignota eppure presentissima.

Si finisce per applaudire alla fine di ogni singolo movimento e le due sonate di Mozart diventano comunque un unico discorso musicale reso da Chauvin e Taylor – che poi si scopriranno vestiti di nero – con partecipata intensità ma anche con la giusta leggerezza che due pagine da salotto devono mantenere.

La struggente malinconia della Fantasia n°3 un re minore K. 385 scaturisce dalle tenebre, l’attacco alla nota di Taylor è soavemente meditativo, le indulgenze ritmiche acuiscono la purezza della linea narrativa incardinando una narrazione rapsodica.

A conclusione del programma la pagina schubertiana, che nella trattazione dei due strumenti rimanda a Mozart, richiama ad una serenità rassegnata e consapevole che tuttavia non sfocia mai nella sconfitta, sfociando nel Rondò che la conclude e che risulta pieno di speranza.

Il dialogo tra Chauvin e Taylor è intenso, ricco di spunti rimici, luminoso nella sonorità e pacato nel fraseggio.

Al termine un dibatto tra pubblico, solisti e organizzatori per raccontare emozioni e sensazioni e per riflettere sulla diversa percezione del suono nel momento in cui la vista è negata.

Alessandro Cammarano
(12 ottobre 2019)

La locandina

Violinojulien chauvin
FortepianoJustin Taylor
Programma:
Wolfgang Amadeus MozartSonata per violin e pianoforte in sol maggiore K. 301
Sonata per violino e pianoforte in mi minore K. 304
Fantasia n°3 in re minore K. 385
Franz SchubertSonatina per violin e pianoforte in re maggiore D. 384

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