Trento: L’intima bacchetta di John Axelrod e la leggerezza del violino di Anna Tifu.

Con la comunicazione della nuova Presidenza della Fondazione Orchestra Haydn per il periodo 2018-2022 affidata all’economista, ma cultore di musica, Paul Gasser di Bressanone è giunta a metà percorso la stagione sinfonica 2017-2018 promossa dall’ Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.

Il primo concerto del 2018, presentava il gradito ritorno sui palcoscenici regionali del direttore americano John Axelrod e della violinista cagliaritana Anna Tifu, con una proposta musicale oltremodo interessante. Diviso nettamente in due parti, il programma aveva come punto di forza il Concerto per violino e orchestra in mi minore, op. 64 di Mendelssohn Bartholdy a cui ha fatto da introduzione l’Ouverture La Fiaba della bella Melusina, con una seconda parte che si incentrava invece sul ‘900 con l’Intermezzo per archi, op.8 di Franz Schreker e la Sinfonia n. 2 di Kurt Weil.

Un programma così strutturato a blocchi stilisticamente e cronologicamente divergenti, poteva apparire un accostamento azzardato, ma la lettura di Axelrod ha fatto da filo conduttore all’esecuzione, dando unitarietà interpretativa ai brani con una direzione che ha puntato sulla ricerca della intimità e della leggerezza e capace di condurre l’orchestra su questo percorso, orchestra che ha risposto appieno agli intenti del direttore americano. Su questa linea di esecuzione la violinista Anna Tifu ha saputo giocare con il suo strumento, uno Stradivari Marèchal Berthier del 1716 della Fondazioni Canali di Milano, e ad adeguarsi alla ricerca di intimità e leggerezza nella composizione di Mendelssohn, fin dalle prime battute del concerto. Come interprete di stile e di grande capacità la Tifu ha evitato di lasciarsi tentare dai facili virtuosismi della partitura ma ha saputo giocare con le note del concerto, come apparizioni in rapida dissolvenza. Il tutto condotto con grande maestria, lucidità ed estrema eleganza nel porsi al pubblico a cominciare anche dal vestito che indossava, un lungo nero di trasparenze appena accennate che fanno della Tifu un artista “glamour”, attenta ai dettagli.

E il pubblico ha risposto con entusiasmo e calore riuscendo a guadagnarsi due superbi bis con i quali la violinista ha saputo dar prova delle sue capacità di virtuosa nello strumento.

Conclusasi la prestazione della violinista, il merito di Axelrod è stata quella di aver tenuto alta l’attenzione dell’auditorio gestendo la seconda parte mantenendosi in linea con lo stile di lettura che ha caratterizzato la prima parte, incentrata sul Mendelssohn delle fiabe e del Romanticismo intimo e raccolto. Anche per i due compositori del ‘900, distanti per formazione e ambiti cronologici, il direttore americano ha voluto evidenziare la scrittura lirica e nello stesso tempo scanzonata di questo mondo sonoro. Se è evidente l’esaltazione intima e il sottile lirismo nell’ Intermezzo per archi op. 8 di Franz Schreker (1878-1934) compositore formatosi alla Scuola Viennese e insegnante all’Accademia delle Arti a Berlino, nella strutturata Sinfonia n. 2  di Kurt Weil (1900-1950) composta nel 1934, Axelrod ha puntato sull’emersione di tutte gli influssi melodici che hanno contaminato la scrittura di Weil, ballate e melodie popolari che hanno reso famoso il compositore tedesco anche come autore di musical e colonne sonore durante il suo esilio statunitense giocando tutto sulla sottile ironia del suo stile compositivo.Un pubblico quanto mai composito per età ha decretato il successo della serata facendo sperare in un ritorno nl prossimo futuro dei due protagonisti.

Federica Fanizza

(Trento, 31 gennaio 2018)

La locandina

DirettoreJohn Axelrod
ViolinoAnna Tifu
Felix Mendelssohn Bartholdy
La fiaba della bella Melusina
Concerto per violino e orchestra in mi minore, op. 64
Franz Schreker
Intermezzo per archi, op. 8
Kurt Weill
Sinfonia n. 2

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