Treviso: Una Lucia post atomica

Sospesa tra atmosfere gotiche e scenari di una devastazione post atomica la Lucia di Lammermoor secondo Francesco Bellotto diviene un dramma senza tempo, dove trovano spazio accenni a periodi storici diversi a sottolineare l’universalità delle sventure non solo della protagonista.

Le scene, complessivamente non spiacevoli, di Angelo Sala, hanno il loro punto focale in ciò che resta di una struttura di cemento armato a noi contemporanea; la fontana del giardino del castello degli Ashton è parte di essa ed è ornata dalla Maddalena Penitente del Canova. Neve e ghiaccio contribuiscono ad un’ulteriore drammatizzazione dello spazio teatrale, così come le tre streghe (una di loro è Alisa) che sembrano reggere i destini di un mondo destinato comunque a trovare in breve tempo una fine tragica sono elemento costantemente presente.
Il contesto storico si perde, volutamente parcellizzato in richiami ad epoche diverse, il tutto fortemente ribadito da Alfredo Corno nei costumi celtici dei guerrieri scozzesi che si contrappongono a quelli di foggia secentesca degli inglesi; in mezzo il popolo che sembra uscito da un quadro del Cinquecento fiammingo. Revolver e mitra stanno vicino a spade e pugnali.

Bellotto esaspera l’azione drammatica a livelli quasi parossistici fin quasi a farla stridere con la musica. L’operazione non è sempre immediatamente intellegibile (e non ci trova sempre concordi) e tuttavia risulta coraggiosa e teatralmente efficace.

Se l’allestimento nel suo complesso “passa”, il versante musicale è tutt’altro che privo di mende.

Sergio Alapont, alla testa di una puntuale Orchestra Città di Ferrara è altalenante nei tempi e dubbioso nelle scelte dinamiche, il tutto a scapito di un flusso narrativo uniforme. Un plauso per la scelta della glassarmonica (suonata splendidamente da Igor Skylarov) nella scena della pazzia.

La compagnia di canto vede impegnati i vincitori dei rispettivi ruoli assegnati al termine del Concorso “Toti Dal Monte” e ci paiono, tranne uno, di livello piuttosto modesto.

A Letitia Vitelaru i panni di Lucia stanno ancora decisamente larghi e fanno sì che il personaggio risulti vocalmente e scenicamente troppo esile. Per lei comunque grande successo e il Premio del Pubblico.

Sopra le righe l’Edgardo di Giuseppe Tommaso, tutto cantato di fibra e scarsamente fraseggiato. Il materiale sicuramente c’è, va solo indirizzato.

Davvero interessante l’Enrico ben risolto di Biagio Pizzuti che possiede mezzi ragguardevoli e arricchisce il canto con bella varietà di colori.

Rocco Cavalluzzi dà voce e corpo ad un Raimondo più che corretto mentre il Normanno di Youdae Won è ben sotto il minimo sindacale.

Completano il cast l’Arturo discreto di Dangelo Fernando Diaz Sanchez e la Alisa di Zhenli Tu.

Bene infine il Coro Benedetto Marcello preparato da Francesco Erle.

Pubblico soddisfatto, applausi convinti e prolungati.

Alessandro Cammarano

(15 ottobre 2017)

La locandina

DirettoreSergio Alapont
RegiaFrancesco Bellotto
SceneAngelo Sala
CostumiAlfredo Corno
Light designerRoberto Gritti
Lord Enrico AshtonBiagio Pizzuti*
Miss LuciaLetitia Vitelaru*
Sir Edgardo di RavenswoodGiuseppe Tommaso*
Raimondo BidebentRocco Cavalluzzi*
NormannoYoudae Won
AlisaTu ZhenLi
ArturoDangelo Fernando Diaz Sanchez
Orchestra Città di Ferrara
Coro Benedetto Marcello
Maestro del coroFrancesco Erle
 * Vincitori del XLVII Concorso Internazionale per Cantanti “Toti dal Monte”

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